Fino al 1863 questo paese della pianura cremonese si chiamava soltanto Cella. Poi, come tanti comuni in quegli anni, si aggiunse una seconda parola per distinguersi — ma non prese il nome di un fiume o di una provincia: prese il cognome di una famiglia, e diventò Cella Dati. Il legame non si è fermato al nome. La villa che i Dati si erano costruiti alla fine del Seicento è oggi di proprietà del comune ed è la sede del municipio: il paese, cioè, si amministra dentro la casa della famiglia da cui prende il nome. La villa si può visitare grazie al Fondo per l'Ambiente Italiano.
Anche lo stemma comunale è un accostamento di famiglie: da una parte c'è l'aquila coronata dei Dati di Cremona, dall'altra la testa di bue dei Barbò, che quella stessa villa l'avevano posseduta prima di loro. Due armi su uno scudo solo, nell'ordine in cui hanno avuto le chiavi dello stesso edificio; il gonfalone è partito di giallo e di rosso. Per il resto Cella Dati è un piccolo comune della pianura fra Cremona e il Po, con la parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta e i campi tutt'intorno. Il suo capitolo più moderno, però, si è chiuso da un pezzo: fra il 1888 e il 1954 il paese aveva una stazione sulla tranvia che collegava Cremona a Casalmaggiore, gestita negli ultimi anni dalle Tramvie Provinciali Cremonesi. Quando la tranvia fu soppressa, Cella Dati tornò a essere un posto che si raggiunge in strada.
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Fuori da Cella Dati, ma a portata di gita.
