La seconda metà del nome è uno stemma. I «Botti» sono il ramo di Cingia della famiglia Botti, o Botta, originaria di Cremona, che teneva il posto; e quando il comune ha ricevuto le proprie insegne, con decreto del presidente della Repubblica del 25 ottobre 1999, ha semplicemente ripreso le loro: d'azzurro, alla fascia scaccata d'argento e di rosso, accompagnata da tre stelle d'oro a otto raggi, col capo d'oro caricato di un'aquila coronata di nero. Accanto alle armi di famiglia lo scudo mette però un campanile, ed è quello il simbolo vero del paese: la torre di Pieve Gurata, la cui chiesa è citata già in un documento dell'876, fu poi distrutta e ricostruita nelle forme attuali nel Cinquecento; il campanile è datato al 1164, ed è la sua sagoma a rappresentare la località.
Pieve Gurata, però, era stata un comune. La parrocchia era una comunità che viveva in un gruppetto di fattorie del Contado di Cremona e a metà Settecento contava ottantadue abitanti: la riforma amministrativa della Lombardia voluta dall'imperatrice Maria Teresa nel 1757 soppresse il comune e lo annesse a Cingia de' Botti, ma una speciale dispensa continuò a considerarlo separatamente ai fini censuari, con confini ufficialmente definiti. Un paese cancellato e insieme tenuto in vita sulla carta, per la contabilità delle anime. Il resto del comune sta nella pianura a est di Cremona, con le frazioni di Cà dei Corti, Casaletto di Sotto e Vidiceto, e confina con Scandolara Ravara e Motta Baluffi. Fra il 1888 e il 1954 aveva anche una stazione, sulla tranvia Cremona-Casalmaggiore.
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Fuori da Cingia de' Botti, ma a portata di gita.
