Il nome vuol dire «Abbiate la grassa». In un documento del 1304 il posto è chiamato Habiate qui dicitur Grassus, e quel grassus veniva dalla valle grassa, cioè dalla valle fertile su cui il borgo sorgeva. Il castello visconteo è del Trecento, e da lì passa una storia che finisce male: Beatrice di Tenda, vedova del condottiero Facino Cane e poi moglie del duca di Milano, ci soggiornava spesso, finché il tredici settembre del 1418 da qui non la portarono al castello di Binasco, dove fu decapitata per tradimento. Più tardi gli spagnoli fecero demolire il castello, che con la polvere da sparo non serviva più a niente; ma la demolizione fu parziale, e quel che restava divenne una casa nobiliare, tornata poi di uso pubblico nell'Ottocento.
Dove il Naviglio Grande piega verso Milano c'era l'ufficio che contava: dal 1618 qui risiedevano le autorità del canale — il camparo, il commissario e il questore delle acque — e qui si riscuotevano le gabelle sulle barche dirette in città. Tutte, tranne quelle che portavano la sigla AUF, Ad Usum Fabricae, perché trasportavano il materiale per la fabbrica del Duomo: e da quella sigla, secondo una spiegazione diffusa, viene il modo di dire «a ufo». L'edificio è ancora lì, in attesa che qualcuno lo recuperi. Poco lontano c'è il pronao di Santa Maria Nuova, un quadriportico monumentale attribuito al Bramante, fra le architetture più originali del Rinascimento lombardo; e c'è la chiesa che gli abbiatensi costruirono per un voto fatto durante la peste del Trenta. Prima cittaslow della Lombardia, Abbiategrasso coltiva la vocazione: mercati, osterie di rane e risotti, biciclette lungo l'alzaia. Il parco del Ticino comincia ai margini.
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Fuori da Abbiategrasso, ma a portata di gita.
