San Donato l'ha probabilmente fondata un abate di Chiaravalle, e il nome viene dall'antica pieve dedicata a san Donato vescovo di Arezzo, molto venerato nell'arcidiocesi di Milano: un paese lombardo intitolato a un vescovo toscano. Nei rogiti del Nono e del Decimo secolo compaiono già San Donato e i borghi di Bolgiano e Triulzio. Per quasi mille anni non successe granché, e dove oggi c'è il quartiere di Metanopoli c'era soltanto una cascina, la cascina Moro.
Poi, nel 1952, arrivò Enrico Mattei. Metanopoli — la capitale del metano — è la città che l'Eni si è costruita addosso: i palazzi direzionali, i quartieri-giardino per i dipendenti, i servizi, il centro sportivo. È un esperimento di urbanistica aziendale unico in Italia, e si legge ancora camminandoci dentro. Il pezzo più bello è la chiesa di Santa Barbara, che Mattei volle e che fu inaugurata nel 1955 su progetto di Mario Bacciocchi: dentro c'è un mosaico di 700 metri quadrati di Vincenzo Tomea con la crocifissione, il soffitto ha i pannelli di Tommaso Cascella, e la porta di bronzo l'hanno fatta Arnaldo e Giò Pomodoro. Santa Barbara, del resto, è la patrona di chi lavora sottoterra. Il borgo vecchio attorno alla parrocchiale ricorda il paese agricolo che c'era prima; l'abbazia di Viboldone e Chiaravalle sono a pochi minuti, e con la metropolitana gialla il Duomo dista un quarto d'ora.
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Nei dintorni di San Donato Milanese
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Fuori da San Donato Milanese, ma a portata di gita.
