Il nome ha due spiegazioni, e la seconda si verifica da sola. La prima lo fa venire da limes, confine: nelle carte altomedievali il posto è Lemiate, e il termine si dava alle terre di frontiera fortificate. La seconda, proposta dall'Olivieri, lo fa venire da Terrae Alibiatae, terre alluvionate — e in effetti il centro storico si allaga ancora puntualmente quando il torrente Garbogera si gonfia. Nello stemma del comune, in basso, c'è un'ape dorata: è araldica napoleonica, e sta lì per un soggiorno di poche settimane.
Quel soggiorno, però, pesa. A Mombello, nel 1797, Napoleone tenne corte con Giuseppina nella villa Pusterla Crivelli Arconati, costruita nel 1754 da Francesco Croce in stile medievaleggiante; e dentro quelle stanze furono decise la nascita della Repubblica Cisalpina, la fine della Repubblica di Venezia e la caduta di Genova, e furono preparate le basi del trattato di Campoformio. Nella cappella privata della villa, il quattordici giugno di quell'anno, Paolina Bonaparte sposò il generale Leclerc. Poi la villa diede il nome a un'altra storia: l'ospedale psichiatrico di Mombello, inaugurato nel 1878, fu il più grande manicomio d'Italia — quarantamila metri quadrati di edifici disposti come un piccolo villaggio, secondo l'idea di Pinel che i manicomi dovessero stare dentro i paesi. Ci passarono il pittore Gino Sandri, il fotografo e cineasta Luca Comerio e il figlio illegittimo di Mussolini. Fu l'ultimo a chiudere dopo la legge Basaglia del 1978. Il resto è Brianza delle Groane: brughiere protette, cascine, e la tranvia storica che porta a Milano.