Da metà novembre a metà febbraio, a Rogolo, il sole non arriva. È una questione di geometria: la montagna sta esattamente dove passerebbe la luce, e per tre mesi il paese vive all'ombra. La conseguenza la conoscono tutti quelli che ci abitano ed è molto concreta: una nevicata anche piccola, o le solite brinate, restano al suolo fino a febbraio, perché non c'è niente che le sciolga. Per le case ai piedi del monte il sole ricomincia a vedersi soltanto a metà marzo, ed è quello, più del calendario, il momento in cui qui comincia la primavera. Il resto dell'anno compensa: d'estate fa caldo e la temperatura arriva ai trenta gradi, l'autunno porta vento e un'aria fresca che diventa presto fredda.
Il territorio comunale è una striscia che parte dal fondovalle della bassa Valtellina, a duecentocinque metri, e sale tutto il versante della montagna fino a sfiorare i duemilacinquecento: sono più di duemila metri di dislivello dentro un comune di poche centinaia di abitanti, e siccome quella striscia arriva fino al crinale, Rogolo confina non solo con i vicini di valle ma anche, oltre la cresta, con comuni che guardano da un'altra parte. Il paese, per come lo conosciamo, è nato per decisione altrui: lo crearono i Grigioni nel 1616, staccandolo da Andalo Valtellino, con cui fino a quel momento faceva una cosa sola. Da allora sono due comuni distinti, vicini di casa. Come tutta la provincia di Sondrio, anche Rogolo appartiene alla diocesi di Como; lo stemma e il gonfalone gli sono stati concessi nel 1986.
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