In questa valle i paesi hanno cambiato nome prendendo quello del santo della propria chiesa. Furva, o Furvaplana, è diventata Sant'Antonio; Frodaglio si chiama San Nicolò; Zordo è San Gottardo; Magliavacca è Santa Caterina; e le case sparse sulle pendici della Reit, che si dicevano soltanto i Mont, sono diventate Madonna dei Monti. Il nome antico che tutti hanno abbandonato è però rimasto attaccato alla valle: Valfurva.
A Santa Caterina, nel 1698, il parroco don Baldassare Bellotti trovò due sorgenti: una solforosa e una ferruginosa, dal sapore acidulo, che qui chiamavano akua forta. La fama superò le montagne, arrivarono nobili in diligenza dai passi del Mortirolo e del Gavia, la fonte fu coperta da un padiglione di legno in stile gotico e nel 1835 aprì uno stabilimento che imbottigliava l'akua forta e la esportava all'estero. Poi il turismo termale finì: i padiglioni diventarono essiccatoi di torba e furono demoliti nel 1952, e la sorgente si è persa nelle falde. Oggi un piccolo museo dell'acqua ne rifà la forma. Duemilasettecentotré abitanti.
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