Sul nome ci sono due strade. La prima porta al latino in arce, il luogo alto e fortificato, e le colline che dominano la pianura la rendono plausibile. La seconda, sostenuta dall'Olivieri, porta a in arso, il luogo bruciato: perché la terra è scura, o perché nella palude Brabbia, che occupa metà del territorio comunale, c'è uno spesso strato di torba che prende fuoco e ha continuato a bruciare nei secoli. Il paese compare come Aza nella mappa del Ducato di Milano dipinta nel 1581 nei palazzi Vaticani, e nel 1300 Goffredo da Bussero, registrando la chiesa di San Pietro, ne sbagliò la grafia e scrisse marzo.
Per secoli Inarzo è stato un paese di confine, e di confini ne aveva tre diversi: apparteneva al feudo visconteo di Albizzate, amministrativamente stava nella pieve di Somma, religiosamente in quella di Besozzo. I paesi vicini stavano in pievi diverse e perfino in un'altra provincia, tanto che fino al 1927 Inarzo era in provincia di Milano e Bodio e Cazzago in quella di Como. Comune autonomo lo è diventato soltanto nel 1958, il più giovane della provincia di Varese: prima era frazione di Casale Litta, e in tutta la Lombardia occidentale non risulta un altro caso simile.
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Nei dintorni di Inarzo
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Fuori da Inarzo, ma a portata di gita.
