Il nome di Telti è gallurese, ma sotto ce n'è un altro: la forma medievale era Tertis, in sardo, e prima ancora il luogo era la romana Tertium, un centro modesto cresciuto all'ombra del porto di Olbia. Nel Medioevo qui passava un confine di stato: il territorio era diviso fra il giudicato di Gallura e quello di Torres, e la linea era il fiume che oggi cambia nome più volte lungo il corso e allora ne portava uno solo.
Il paese moderno nacque tardi, e per decisione altrui: la baronia di Silvas de Intro fu concessa nel 1603 a Pattada, poi a Berchidda e nel 1634 a Calangianus, perché le prime due non l'avevano ripopolata. Nella relazione del 1769 Mameli de Olmedilla annota per Badu de Tertis i primi abitatori uno per uno, con nome e cognome; l'abitato crebbe poi attorno alle chiese campestri di Santa Vittoria e Sant'Anatolia e ottenne l'autonomia da Tempio Pausania nel 1963. Il vecchio confine, però, si legge ancora sulla carta: a sud i nomi dei luoghi sono in sardo, altrove in gallurese.
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Fuori da Telti, ma a portata di gita.