Il paese sorge al margine della bassa valle del Coghinas, sull'estremo confine occidentale della Gallura, e ha due nomi che non si somigliano: Viddalba in italiano e Viddaècchja in gallurese, che è la lingua che ci si parla. Sotto e attorno all'abitato c'è parecchia roba antica: domus de janas, nuraghi, un villaggio nuragico, un insediamento abitativo, una necropoli e un ponte di età romana. I manufatti che ne sono usciti — ceramiche, vetri, oggetti preziosi — non sono finiti altrove ma stanno nel civico museo archeologico del paese stesso, che per un comune di poco più di millecinquecento abitanti non è cosa da poco.
Del medioevo restava la chiesa romanica di San Giovanni Battista, e il verbo va messo al passato: l'edificio antico andò in rovina, il suo simulacro fu portato nella vicina chiesa di San Leonardo, dove è tuttora custodito, e il luogo di culto è stato poi ricostruito integralmente da zero. La festa di san Giovanni Battista continua a celebrarsi lì. Nel paese ci sono anche la chiesa della Santissima Vergine di Pompei, che dà il nome alla parrocchia, e quella di Nostra Signora del Rosario, con una facciata semplice e un'unica navata divisa in quattro campate da tre archi a tutto sesto. Lo stemma comunale è arrivato tardi, concesso soltanto nel 2014. Quanto al lavoro, oltre all'agricoltura e all'artigianato — tessuti, ferro battuto, pietra scolpita — negli ultimi tempi ha preso peso l'edilizia, e la ragione è dichiarata senza giri di parole: vicino alla costa non si può più costruire, e il mestiere si è spostato nell'entroterra.
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