Il Museo archeologico della Badia, a Licata, custodisce i reperti dell'area archeologica di Finziade e della bassa valle dell'Imera meridionale. Nacque come antiquarium annesso alla Biblioteca comunale, con il concorso della Soprintendenza di Agrigento, del Comune e dell'Associazione archeologica licatese, e nel 1972 se ne separò diventando museo civico. Dal 30 marzo 1996 ha sede nella «Badia», il monastero cistercense di Santa Maria del Soccorso, fondato nel Cinquecento, ampliato nel Seicento con il chiostro e nel Settecento con l'ala nuova su piazza Sant'Angelo.
Cosa vedere
Nella sala d'ingresso ci sono lo stemma in legno della città, del Settecento, e le ceramiche d'uso del monastero, trovate durante il restauro della Badia. La sala I raccoglie le collezioni dalla Montagna di Licata, dalla preistoria all'età ellenistico-romana, con alcune iscrizioni in greco; nel vano interrato ci sono reperti recuperati nel mare di Licata. Le sale successive seguono i siti del territorio: Casalicchio, Marcato d'Agnone e Portella di Corso, Canticaglione e Montepetrulla, Madre Chiesa con i materiali della cultura di Thapsos, la Muculufa con quelli dell'età del Bronzo.
Nel chiostro sono esposti reperti in pietra ed elementi architettonici. Una sala più recente, la VII, riunisce le opere medievali: le statue del Tre e Quattrocento dal convento dell'Annunziata, alcuni affreschi e la Madonna del Soccorso di Domenico Gagini, datata 1470.
La visita
Orari, biglietti e giorni di apertura vanno verificati sul sito ufficiale della Regione Siciliana.
Il consiglio della redazione
La Madonna del Soccorso del Gagini ha cambiato casa più volte: viene dalla chiesa omonima, e prima di arrivare al museo stava nell'aula del Consiglio comunale di Licata.


