Nel 1961 un pastore valdese, Tullio Vinay, fondò a Riesi un centro diaconale. La minoranza protestante italiana è storicamente alpina, e Riesi è un paese siciliano dello zolfo, allora in piena crisi per la chiusura delle miniere: Vinay voleva rispondere alla povertà, all'analfabetismo e alla criminalità che quel crollo si portava dietro.
Cosa vedere
Per costruirlo non si accontentò di capannoni: chiamò Leonardo Ricci, architetto fiorentino di famiglia valdese, che aveva già firmato il centro ecumenico Agape sopra Prali, in Piemonte, fondato da Vinay dopo la guerra. Il complesso è di sei edifici, tirati su fra il 1963 e il 1966 da imprese locali insieme a una comunità di volontari.
Il nome viene dalla collina su cui sta, ma rimanda anche al Monte degli Ulivi dei vangeli. Nel tempo si sono aggiunti una foresteria, un campo sportivo, una struttura per la riabilitazione dei disabili e i capannoni e le cisterne per l'agricoltura: qui si coltivano olive, mandorle e ortaggi. Nel seminterrato dell'ex scuola meccanica c'è una mostra fotografica sulla storia del centro.
La visita
Il complesso è all'estremità sud-orientale di Riesi, in provincia di Caltanissetta; è un luogo di lavoro, con una comunità che ci vive e ci opera, quindi la visita va concordata e non ci si gira dentro come in un museo. Un'ora.
Il consiglio della redazione
Guardate come i sei edifici stanno sul pendio: Ricci non ha spianato la collina, l'ha assecondata, e il cemento segue il terreno invece di dominarlo. È architettura italiana di alto livello in un posto dove nessuno la va a cercare, e l'unico modo per vederla è ricordarsi che non è un monumento: è un cantiere aperto da sessant'anni.
