La prima chiesa di questi frati non l'ha distrutta il nemico: l'hanno buttata giù quelli che difendevano la città. Stava fuori dall'abitato, nel campo di tiro sbagliato, e nel 1677, per rinforzare le difese contro un esercito francese che assediava Catania, fu rasa al suolo. I carmelitani si ritrovarono senza casa per una ragione che non aveva niente a che fare con loro.
Cosa vedere
I carmelitani scalzi erano arrivati a Catania nel 1642 e si erano sistemati alla chiesa di Santo Spirito, fuori città. Dopo la demolizione furono ospitati per un certo tempo in alcune case del nobile Giovanni Tedeschi, e stavano ancora rimettendosi in piedi quando arrivò il terremoto del 1693, che di Catania non lasciò quasi niente. La chiesa che si vede oggi e il convento annesso sono stati costruiti soltanto dopo: fra la perdita di una casa e la costruzione dell'altra sono passati decenni, cioè una vita intera per chi c'era all'inizio.
La facciata poggia su un alto basamento di pietra nera e si raggiunge da una scalinata doppia; sopra il portale c'è un timpano spezzato. Un'osservazione va fatta sul nome, perché il titolo attuale non può essere quello d'origine: Teresa di Lisieux, la Teresa del Bambino Gesù a cui la chiesa è intitolata, è morta alla fine dell'Ottocento ed è stata proclamata santa negli anni Venti del Novecento. La dedica, quindi, è arrivata più di due secoli dopo che l'edificio era in piedi, e ha sostituito o affiancato quella precedente. È una cosa che capita spesso alle chiese dei carmelitani e che spiega perché in città si dica semplicemente Santa Teresa.
La visita
È una parrocchia in via Antonino Di Sangiuliano, all'incrocio con via Santa Teresa. Gli orari seguono le funzioni e cambiano, quindi conviene provare in prossimità di una messa. Al complesso è annesso un convento carmelitano di clausura, che non si visita. Un quarto d'ora, e sta lungo una strada che si percorre comunque.
Il consiglio della redazione
Salite la scalinata fino al pianerottolo davanti al portale, e prima di entrare voltatevi. Da lassù si vede via Antonino Di Sangiuliano per un buon tratto, dritta, con il traffico e le insegne. È il punto di vista che i frati si sono guadagnati: avevano una chiesa fuori dall'abitato, l'hanno persa per una guerra che non era la loro, e sono finiti dentro, su una strada di passaggio, qualche gradino sopra il livello di tutti. Chi ha costruito questa facciata sapeva benissimo che l'ingresso di una chiesa in città non è una porta, è un palco.







