I delfini di questa fontana sono quattro, ma solo due sono quelli veri. Gli altri due sono copie novecentesche, scolpite da Salvatore Giordano, che nella stessa occasione riparò anche i due antichi. Nessuno, guardando, distingue le une dagli altri: la fontana funziona benissimo lo stesso, ed è un buon promemoria su quanto poco ci accorgiamo di ciò che guardiamo.
Cosa vedere
È una fontana in pietra bianca, posata su tre gradini, con una vasca circolare al centro della quale stanno i quattro delfini. Il disegno è del primo Settecento e si deve a Giovanni Battista Vaccarini, l'architetto che ha dato a Catania buona parte della sua faccia settecentesca. Non era però destinata a stare in mezzo a una piazza: Vaccarini la pensò per il chiostro interno della chiesa della Badia di Sant'Agata, quella che sta sul fianco sinistro della cattedrale, e che è opera sua. Per due secoli quindi questa fontana ha lavorato in uno spazio chiuso, quadrato e silenzioso, visto ogni giorno dalle stesse poche persone.
Al centro di piazza Vincenzo Bellini ci è arrivata solo nei primi anni cinquanta, davanti al Teatro Massimo, cioè davanti a un edificio che quando lei fu scolpita non esisteva e non era nemmeno immaginato. È un trasloco che le ha cambiato mestiere: da elemento di clausura a fondale urbano, con il traffico intorno e un pubblico che cambia ogni minuto.
La visita
Sta all'aperto in piazza Vincenzo Bellini e si vede sempre, di giorno e di notte. Come per tutte le fontane cittadine non è garantito che l'acqua sia in funzione nel momento in cui ci passate. Un quarto d'ora, e siete davanti al Teatro Massimo Bellini, quindi la sosta si combina naturalmente con quella.
Il consiglio della redazione
Fatele un giro completo attorno, con calma, e vi accorgerete che non ha una facciata. Da qualunque punto la guardiate offre la stessa cosa: è nata per un chiostro, dove si cammina lungo i quattro lati e nessun lato conta più degli altri. Poi alzate gli occhi al teatro che le sta davanti, che invece un fronte ce l'ha, e molto deciso, e tutto il resto lo tiene nascosto. Nella stessa piazza convivono due idee opposte di come un edificio debba presentarsi al mondo, e quella più vecchia è anche la più democratica.








