A Nicolosi la storia si misura in colate laviche, e la chiesa delle Anime Santissime del Purgatorio ne porta i segni più di ogni altro edificio del paese. L'eruzione dell'Etna del 1669, iniziata l'8 marzo con una lunga serie di terremoti e conclusa solo l'11 luglio, cancellò di fatto l'abitato: la prima chiesa madre dedicata all'Immacolata finì sepolta dalle sabbie eruttive, mentre la popolazione preferì restare all'aperto nella zona delle Falliche, a ovest del paese.
Quando il principe di Campofranco, vicario del re spagnolo, concesse ai nicolositi di ricostruire il paese sul sito originario intorno al 1670-1680 — avevano rifiutato con ostinazione il trasferimento nel nuovo centro di Fenicia Moncada — sia la chiesa madre sia quella delle Anime del Purgatorio furono rialzate nello stesso luogo, riutilizzando parte del materiale degli edifici precedenti. È questa la particolarità che rende la chiesa qualcosa di più di un semplice luogo di culto.
Cosa vedere
L'edificio va letto come un documento: nelle sue murature è tornata in opera parte della pietra della chiesa distrutta nel 1669, rimessa in posa dai sopravvissuti che rialzarono il paese esattamente dov'era. La ricostruzione delle due chiese fu il primo atto di quella rinascita: nel 1676 Nicolosi ottenne l'autonomia amministrativa e nel 1681, con 844 abitanti, poté costituirsi in comunità autonoma.
Il centro intorno conserva altri capitoli della stessa vicenda: le chiese di Santa Maria delle Grazie, della Madonna del Carmelo e di San Giuseppe risalgono tutte alla prima metà del Settecento, quando il paese risorto tornò a crescere.
La visita
La chiesa si trova nel centro di Nicolosi e la sosta in sé richiede pochi minuti: conviene inserirla in una passeggiata che tocchi anche l'incrocio tra via Martiri d'Ungheria e via Catania, dove sotto gli edifici attuali giace ancora la prima chiesa madre dell'Immacolata, sepolta dalle sabbie del 1669. Pochi luoghi in Sicilia permettono di camminare in modo così concreto sopra il paese precedente.
Il consiglio della redazione
Completate il quadro salendo sui Monti Rossi, i coni gemelli nati proprio dall'eruzione del 1669 alle porte del paese: gli abitanti li battezzarono «Monti della ruina». Guardare Nicolosi da lassù, sapendo che le pietre della chiesa hanno attraversato quella catastrofe due volte — prima come rovina, poi come materiale da costruzione — è il modo più diretto per capire perché questo paese è chiamato la porta dell'Etna.
