Abaceno fu una città dei siculi, cioè della gente che in Sicilia c'era prima dei greci, e fu una delle poche a non essere trasformata in colonia. Sopravvisse in mezzo ai vicini più forti, prese da loro l'alfabeto e gli usi, e per un periodo batté moneta propria: è il segno che una città era indipendente, e la sua storia si legge tutta lì.
Cosa vedere
Il sito è su un pianoro fra i Nebrodi e i Peloritani, nel territorio di Tripi, e si visitano soprattutto la necropoli e i resti delle strutture antiche. Le tombe sono scavate nella roccia e a camera, e i corredi che ne sono usciti raccontano una società che commerciava con il mondo greco pur non essendone parte.
Nel 396 avanti Cristo il tiranno di Siracusa tolse ad Abaceno una fetta di territorio per fondare la vicina Tindari, e da lì cominciò la fine: prima la perdita del diritto di coniare, poi le alleanze cambiate secondo la convenienza, infine la sottomissione. I materiali sono conservati nell'antiquarium del paese.
La visita
Il sito e l'antiquarium sono a Tripi, in provincia di Messina, un'ora d'auto dalla costa tirrenica; l'accesso agli scavi è libero, l'antiquarium ha orari propri e conviene informarsi in paese. Un'ora e mezza.
Il consiglio della redazione
Guardate le monete nell'antiquarium prima di salire agli scavi: sono piccole, di bronzo e d'argento, e portano il nome della città. Battere moneta significava esistere come soggetto politico, e quando a una città lo si vietava, la si cancellava senza bisogno di distruggerla. Qui la storia si è svolta esattamente così.
