🏺 Siti archeologici

Noto antica

📍 Noto, Sicilia · 53/100

L'11 gennaio 1693, alle ore 13:30, il più forte terremoto mai registrato sul territorio italiano rase al suolo l'antica Noto, situata sul monte Alveria a circa 8 chilometri dalla città moderna. Fino a quel momento Netum, arroccata su un altipiano a forma di cuore difeso da profonde gole e accessibile solo da uno stretto istmo fortificato, era stata una fortezza inespugnabile. Con oltre 60.000 vittime nell'intero Val di Noto, il sisma pose fine a millenni di storia continua, iniziata nell'età del bronzo antico con la civiltà di Castelluccio e proseguita con la dominazione sicula, greca, romana, araba e normanna.

Cosa vedere

I resti dell'abitato medievale e rinascimentale si stendono sul monte Alveria tra una fitta vegetazione, protetti da imponenti mura cittadine in buona parte ancora visibili. Presso l'istmo d'ingresso si erge il castello normanno, fatto costruire dal duca Giordano, figlio di Ruggero il Normanno, a partire dal 1091 e successivamente potenziato nel 1542 dal viceré Gonzaga. Tra le rovine si conservano le strutture del monastero cistercense di Santa Maria dell'Arco, fondato nel 1212 da Isimbardo Morengia.

Delle fasi più antiche sopravvivono tre ambienti scavati nella roccia identificati come un ginnasio e due heroa, testimonianza del prestigio di cui la città godeva sotto i Greci. Il retaggio tardo-antico e bizantino include quartieri rupestri e l'ipogeo cristiano della Grotta delle 100 bocche, affiancato dalla catacomba ebraica nota come Grotta del Carciofo. Il sito conserva inoltre tracce delle necropoli a fossa del terzo periodo siculo e di epoca greca.

La visita

L'area archeologica consente di percorrere le antiche strade urbane e i resti delle fortificazioni civiche, tra cui porte d'accesso e tratti di mura mai espugnati con la forza. L'esplorazione conduce fino alle valli circostanti e alle cavità rupestri disseminate lungo i rilievi dell'Alveria, dove visse anche San Corrado Confalonieri intorno al 1330 prima della sua morte avvenuta nel 1351.

Il consiglio della redazione

Nel percorrere lo stretto istmo di accesso, si raccomanda di osservare con attenzione la tessitura muraria del castello normanno per cogliere i diversi strati difensivi aggiunti nel Cinquecento a protezione della rocca.

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