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Villa del Tellaro

📍 Noto, Sicilia · 53/100

Un tesoro dell'arte musiva tardo-imperiale riemerso nel 1971 sotto una masseria sette-ottocentesca: la Villa del Tellaro fu costruita dopo il 350 d.C. presso il fiume Tellaro, nei pressi di Noto, come confermato dal ritrovamento di un ripostiglio monetale datato fino al 348 d.C. Distrutta da un incendio intorno alla metà del V secolo d.C., la residenza rurale apparteneva a esponenti dell'aristocrazia senatoria o equestre romana ed è stata aperta al pubblico il 15 marzo 2008, a oltre trent'anni dall'inizio degli scavi.

Cosa vedere

L'impianto della villa si sviluppa attorno a un peristilio centrale lungo venti metri. Il portico settentrionale conserva una pavimentazione a mosaico di quindici metri con festoni d'alloro che formano cerchi e ottagoni a lati inflessi ricchi di motivi geometrici e floreali. Sul portico si affacciano tre ambienti residenziali pavimentati con mosaici figurati realizzati probabilmente da maestranze africane. Il primo ambiente, probabile sala da banchetto, ospita la scena del riscatto del corpo di Ettore: le figure di Ulisse, Achille e Diomede, identificate da iscrizioni in greco, assistono alla pesatura del cadavere di Ettore posizionato su un piatto della bilancia a fronte dell'oro nel piatto opposto. L'episodio deriva da una tragedia perduta di Eschilo e la composizione è contornata da cornici con lepri, tigri, leopardi e maschere teatrali. La stanza centrale racchiude il mosaico di Bacco, con quattro crateri angolari da cui partono festoni e riquadri raffiguranti satiri e menadi danzanti. Il terzo ambiente presenta una scena di caccia con un banchetto all'aperto tra gli alberi, la personificazione dell'Africa, servi al lavoro, i dettagli realistici dei riflessi d'acqua nel guado di un fiume e un cacciatore assalito da una tigre.

La visita

Intercettata prima che i tombaroli asportassero i mosaici, la villa è oggi fruibile all'interno di un complesso di copertura. L'ingresso originario era situato nell'angolo nord-est, in posizione funzionale rispetto alla vicina via consolare romana, ed era preceduto da una scalinata monumentale di sette gradini in marmo bianco che conduceva a un vestibolo con pavimento geometrico. Alle spalle della struttura si estendono i vigneti tradizionali della zona dedicati alle coltivazioni di nero d'Avola, moscato e albanello.

Il consiglio della redazione

Nel percorrere il portico settentrionale, osservate la parte occidentale della pavimentazione: le macchie scure e le marcate avvallature della superficie musiva sono le tracce fisiche dirette dell'incendio del V secolo d.C. e dei successivi terremoti che fecero crollare la copertura della villa.

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