🌋 Natura e panorami

Saline di Vendicari

📍 Noto, Sicilia · 36/100

Il sale serviva al tonno. Le saline di Vendicari nacquero come reparto della tonnara che sta a pochi metri, e i primi impianti risalgono al XV secolo: le vasche squadrate che si intravedono ancora sul Pantano Grande sono quel che resta di un ciclo di lavoro durato secoli, in cui il pesce veniva pescato, lavorato e conservato senza uscire dal perimetro della baia. La tonnara, costruita nel Settecento, nel periodo migliore diede lavoro a quaranta persone, con due rais - il primo di Avola, il suo vice di Pachino - e chiuse nel 1943.

Cosa vedere

Della tonnara restano i magazzini sventrati e la ciminiera, ancora in piedi e ben visibile dalla spiaggia. Sopra, la Torre Sveva: la fece costruire con ogni probabilità Pietro d'Aragona, conte di Alburquerque e duca di Noto, fratello di Alfonso V, su un tratto di costa che andava sorvegliato. Molto più indietro nel tempo vanno le vasche-deposito di uno stabilimento ellenistico per la lavorazione del pesce, con accanto una piccola necropoli, e l'insediamento bizantino della Cittadella dei Maccari, abbandonato quando la costa divenne troppo pericolosa.

Poi ci sono gli uccelli, che sono la ragione per cui la riserva esiste. I pantani Piccolo, Grande e Roveto distano poche decine di metri l'uno dall'altro; il Piccolo non si asciuga mai, alimentato da sorgenti salmastre, e la profondità media resta sui 30-40 centimetri. L'Africa è a 350 chilometri in linea d'aria e questa è la prima sosta utile: fenicotteri dalla Francia, gabbiani comuni da Polonia e Ungheria, sterne dalla Scandinavia, cicogne, aironi cinerini, cormorani, e il cavaliere d'Italia che risale dal Sahara verso il nord Europa.

La visita

La riserva copre 1512 ettari, 575 dei quali in zona A e 937 in preriserva, con 701 ettari ancora coltivati ad agrumi, ulivi e vigne. Gli ingressi sono quattro: Eloro a nord, Calamosche, quello principale sotto la Torre Sveva e la Cittadella dei Maccari. Dal cancello principale alle saline e alla tonnara si cammina in piano su fondo sabbioso: due o tre ore andando adagio, di più se ci si ferma a guardare. Prevista da una legge regionale del 1981 e istituita con decreto del 14 marzo 1984, la riserva fu aperta al pubblico solo nel 1989. Acqua e cappello: ombra non ce n'è.

Il consiglio della redazione

Il mese giusto è dicembre, non agosto: allora i pantani sono pieni, l'osservazione degli uccelli dà il meglio e la riserva è vuota. Portiamo un binocolo, entriamo dal cancello principale e teniamo la sinistra verso il Pantano Grande, con il sole alle spalle. Chi viene d'estate parta all'alba e si tuffi a Calamosche prima delle nove.

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