Tesero è uno dei quartieri storici della Magnifica Comunità di Fiemme, l'istituzione di autogoverno nata dai patti Ghebardini del dodicesimo secolo, che amministrava boschi e pascoli per conto di chi ci viveva. Durò a lungo: fu Napoleone, nel 1807, a far entrare la valle nell'area amministrata dalla Baviera, ad abolire le Regole locali e a istituire i comuni. Il paese ha conservato in buona parte la struttura medievale, con le case dai ballatoi di legno disposti su due o tre ordini, i crocifissi sulle facciate e i tetti coperti di scandole. E ha conservato soprattutto un mestiere: qui si lavora il legno, si intaglia, si scolpisce, e si costruiscono strumenti musicali — pianoforti, organi, liuti, chitarre — perché poco lontano c'è la foresta di Paneveggio, che chiamano la foresta dei violini per la qualità degli abeti rossi.
L'altra storia del paese è quella dell'acqua. Dalla metà dell'Ottocento il rio Stava mosse tutto: un grande essiccatoio per i semi di conifere aperto nel 1855, due cartiere, tre fucine, mulini e segherie; nel 1907 il comune si costruì una propria centrale elettrica, con una condotta forzata da settantacinque metri di dislivello, che portò la luce anche alle frazioni di Lago e Stava. Sopra quelle stesse acque, sul monte Prestavel, c'era uno stabilimento minerario con i suoi bacini di decantazione. Il diciannove luglio del 1985 l'argine di uno di quei bacini cedette, e la colata di fango scese sull'abitato di Stava e su via Mulini uccidendo duecentosessantotto persone. Nella frazione c'è oggi un centro di documentazione che tiene la memoria di quel giorno.