Campodoro

Provincia: Padova · Regione: Veneto · Abitanti: 2.725 · CAP: 35010

Fino al 1866 questo comune si chiamava Campolongo Minore. Il nome di adesso è una saldatura: Campo viene da Campolongo, doro viene da Bevadoro, cioè i due centri principali del comune di allora, che per anni si erano contesi primati ecclesiastici e civili. L'anno prima, nel 1865, il vescovo di Vicenza aveva concesso l'autonomia parrocchiale alla chiesa di Santa Margherita di Campodoro, staccandola da quella arcipretale di San Leonardo in Bevadoro, a cui era stata aggregata per tre secoli. Quanto al doro che è finito nella saldatura, verrebbe — secondo l'ipotesi di don Gino Segato in un opuscolo del 1925 — dall'antico bibatorium, cioè abbeveratoio: Bevadoro era un punto di sosta per pellegrini, carovane e soldatesche che passavano fra Vicenza e Padova. Il primo documento ufficiale che cita insieme Bevadoro e Campodoro è del 1231. Sulla piazza del paese, fino al Novecento, c'era una chiesa dedicata a San Giovanni Battista, ultima testimonianza della presenza dei Templari e dei Cavalieri di Malta a Bevadoro.

All'estremità di Bevadoro, al confine con Camisano Vicentino, sta la Torrerossa: unico ma imponente residuo di un complesso fortificato che la tradizione attribuisce a Ezzelino III da Romano, lungo le rive del Ceresone. Questa fascia fra il Padovano e il Vicentino fu a lungo contesa e fortificata più volte dalle famiglie coinvolte negli scontri; quando la Serenissima pacificò il territorio, la torre perse la funzione difensiva e diventò una residenza civile, ingentilita da finestre e balconi in stile veneziano. La tradizione dice anche che da lì un passaggio sotterraneo portava a delle celle per prigionieri — e nel terreno sottostante qualche grotta è stata effettivamente individuata. La torre si è mantenuta intatta per quasi dieci secoli; poi, nel 1976, il terremoto del Friuli le ha aperto uno squarcio enorme. L'altro edificio grosso di qui è la Barchessa, imponente fabbricato agrario del Settecento, fulcro dei possedimenti dei Widmann-Rezzonico prima e dei Tretti poi, che nel 1874 rilevarono una tenuta di circa millequattrocento campi padovani. I Tretti bonificarono e costruirono quaranta case coloniche in sostituzione di altrettanti casoni; i Rezzonico avevano scavato la roggia che porta ancora il loro nome e messo su il mulino di cui tutti gli affittuari erano obbligati a servirsi.

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