Il Museo civico di Conegliano ha sede nella torre superstite del castello, in cima al Colle di Giano. Fu istituito nel 1946, subito dopo la seconda guerra mondiale, quando l'amministrazione volle dare una sede a cimeli e memorie che fino ad allora erano custoditi in municipio. Nato come museo di storia locale, anche per gli interessi del primo direttore, Antonio Tocchio, sotto la direzione di Alfredo De Mas si è spostato verso l'arte, con acquisti sul mercato antiquario: oggi il settore più consistente è la pinacoteca, che documenta momenti diversi della pittura veneta.
Cosa vedere
Le raccolte comprendono reperti archeologici, affreschi staccati, pitture, monete, armi, lapidi e ricordi dell'attore coneglianese Ferruccio Benini. Tra le opere ci sono un grande affresco della Vergine con il Bambino e quattro santi, donato alla città nel 1954, un'edicola funeraria romana della metà del I secolo d.C. con due personaggi in toga, e un'Ultima Cena del Cinquecento, affresco strappato attribuito a Battista da Sarano.
Nella Sala del Camino c'è una cappa a forma di corno dogale. L'ultimo piano è dedicato a personalità legate a Conegliano, con testimonianze, busti e oggetti che furono loro. Dal 2004 il museo espone anche un plastico del castello com'era all'epoca della Serenissima, opera del trevigiano Ennio Tiveron.
La visita
Alla fine del percorso una scala porta in cima alla torre. Dalla terrazza si vedono la città e la pianura veneta, che in condizioni favorevoli arriva fino alla laguna di Venezia, buona parte della pianura friulana, i colli morenici del Trevigiano e le Prealpi bellunesi. I merli sono ghibellini: risalgono al restauro del 1849. Orari e biglietti vanno verificati con il Comune di Conegliano.
Il consiglio della redazione
Nell'Ultima Cena guardate che cosa c'è sulla tavola: tra le suppellettili di vetro compaiono dei gamberi di fiume, che nel territorio trevigiano si trovano spesso in questo soggetto. Sul loro significato le ipotesi sono più d'una: un'allusione zodiacale, l'eresia oppure il tradimento di Giuda.


