Il nome è composto, e la seconda metà è discussa. Monte- è il colle di Mercato Vecchio, ai cui piedi il paese è cresciuto; -belluna potrebbe venire dal culto della dea Bellona, oppure dalla città di Belluno, che nel Decimo secolo aveva allungato la propria giurisdizione oltre il Piave grazie alle conquiste del suo vescovo. Nell'anno Mille il posto compare già in un documento come capite montis Belluni. Sul colle si teneva un mercato, e quel mercato era esente da dazi: Venezia confermò l'esenzione soprattutto per ragioni politiche, perché la fedeltà dei contadini contava più di quella dei ceti cittadini. Gestire lo spazio esente rendeva molto, e la carica di amministratore era elettiva e ambitissima — tanto che le fonti raccontano come i contadini ricchi, che erano poi i prestatori di denaro del posto, si legassero decine di famiglie indebitate fino a rilevarne i patrimoni.
Nel 1872 il mercato fu spostato in pianura, e da lì nasce la Montebelluna di oggi, con le sue grandi piazze e la loggia dei Grani che le tiene insieme. Dal 1990 la città rievoca la fatica di prima: la prima domenica di settembre le contrade si sfidano trascinando un carro agricolo carico di prodotti dal municipio fino a Mercato Vecchio, due chilometri in salita, la strada che i mercanti dovevano fare per arrivare al mercato. Nel 1885 l'unica attività non agricola di rilievo erano sette filande di bozzoli, che davano lavoro a centoquaranta donne; meno di vent'anni dopo, nel 1904, il distretto era già quarto in provincia per potenza installata. Da lì è venuto tutto il resto: Montebelluna è la capitale dello sportsystem, il distretto della calzatura sportiva dove sono cresciuti i marchi che hanno messo scarponi da sci, scarpe da trekking e scarpini da calcio ai piedi di mezzo pianeta. Il museo dello Scarpone sta in una villa veneta, e racconta un saper fare partito dai calzolai di montagna.