Una delle due frazioni di questo comune si chiamava Brusaporco. Il nome del paese è invece un prediale, riferito a un Rhaesius o a un Resius, ma i nomi interessanti sono gli altri: nella bolla Justis fratrum del 1152, fra i beni del vescovo di Treviso, compare il castrum de Resana, cum villa et foresto, et omnibus pertinentiis suis — c'era dunque un castello di proprietà del prelato, forse lungo l'attuale via Castellari; e anche il castello di Brusaporco, che è il nome antico di Castelminio, era di pertinenza vescovile ed era governato da un «avogaro» scelto nella famiglia dei Tempesta. Più indietro ancora: i primi abitanti si erano insediati proprio a Castelminio, attorno alle Motte, modesti terrapieni in parte ancora esistenti, e da lì vengono sia il vasellame preromano sia le idrie e le anfore romane. Nel 75 avanti Cristo fu tracciata la via Aurelia per collegare Padova ad Asolo: ne resta l'attuale via Antica Loreggia, dove è stato individuato parte del sedime originale.
La storia moderna di Resana, però, è una storia di partenze. All'inizio del Novecento il paese fu segnato da una forte emigrazione verso l'Argentina, il Brasile e l'Australia; negli stessi anni nacquero le prime associazioni locali, la Società di Mutuo Soccorso nel 1904 e l'Unione professionale resanese del Sindacato Veneto Lavoratori della Terra nel 1912, segno di quanto fosse dura la vita di una popolazione ancora quasi tutta contadina. Nel 1908, completata la ferrovia Venezia-Bassano, fu aperta la stazione grazie all'interessamento del ministro Ernesto Di Broglio e di Leone Wollemborg, uomini politici con possedimenti qui. Dopo la Grande Guerra l'economia era ancora più debole e si ripartì, ora anche per la Francia, il Belgio, la Lombardia e il Piemonte; un nuovo esodo ci fu nel secondo dopoguerra, verso Australia, Canada, Argentina, Francia, Svizzera e Belgio. Solo dopo il 1960, quando la crisi colpì alcune industrie della vicina Castelfranco, Resana ebbe una possibilità di sviluppo artigianale e industriale tutta sua.