Chiesa di San Pietro Apostolo in Bosco
La chiesa del Bosco Grande a Mira, ricostruita nel Novecento accanto al campanile cinquecentesco.
4 luoghi raccontati a Mira
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La chiesa del Bosco Grande a Mira, ricostruita nel Novecento accanto al campanile cinquecentesco.
Il santuario della Madonna Mora a Borbiago di Mira, con la statua di Andrea Briosco e la grande tela del Diziani.
La parrocchiale di Oriago, con una tela attribuita al fratello di Tiziano e il campanile a cella ottagonale.
La chiesa tardoromanica di Gambarare, con l'organo Callido e quasi cinque secoli di parroci scelti dai capifamiglia.
Villa Mocenigo è una villa veneta della Riviera del Brenta, sulla riva destra del Naviglio a Oriago di Mira. La costruirono nel Settecento i Mocenigo, che in Riviera avevano grandi possedimenti, nel territorio dell'allora comune di Gambarare: stava vicino alla Piazza del Mercato, sede del Provveditore veneziano delle Gambarare, in una posizione strategica e facile da raggiungere da Venezia per via d'acqua. In tempi più recenti passò ai De Luigi e agli Zara; oggi è del Comune di Mira, e dal 1991 al 2018 è stata la sede del Centro internazionale di studi sull'economia turistica dell'università Ca' Foscari.
Il palazzo ha due soli piani ma quindici assi di finestre: si sviluppa in orizzontale, e le fasce marcapiano lo sottolineano. La facciata principale guarda a nord-ovest, verso il Naviglio. La parte centrale sporge appena ed è coronata da un frontone ad arco ribassato, con tre vasi e lo stemma dei Mocenigo; il portale, a tutto sesto, si raggiunge con una breve scalinata ed è affiancato da due finestre ad arco.
La facciata a sud-est, simile, dà sul parco, oggi molto ridotto. Alla casa padronale è addossata una piccola barchessa, aggiunta in un secondo tempo.
L'interno conserva resti di stucchi e di affreschi, questi ultimi attribuiti a Giandomenico Tiepolo. L'accesso va verificato con il Comune di Mira.
Un segno dei Mocenigo si vede anche a Gambarare: nel 1712 la famiglia donò alla pieve le due colonne di porfido che ornano l'altare maggiore del duomo di San Giovanni Battista.
Villa Valier, poi Bembo, detta «La Chitarra», è una villa veneta di Mira, sulla riva destra del Naviglio del Brenta. La vollero nel Cinquecento i Valier, e le vedute di Volkamer e di Costa mostrano che era molto più sfarzosa di oggi: il prospetto principale arrivava fino alla riva, per consentire l'arrivo in barca, ed era scandito da quattro lesene rustiche di ordine gigante. Tra finte balaustre si affacciavano figure affrescate, attribuite a Giambattista Zelotti.
La facciata di oggi, su tre livelli, è modesta e non conserva nulla dell'originale se non l'orientamento verso il Naviglio: aperture rettangolari su cinque assi, un portale con cimasa su mensole di pietra e, sopra, una portafinestra con balconcino e piccolo timpano triangolare. Sul retro c'è la barchessa, con un portico di nove archi a tutto sesto su pilastri in muratura; sul lato corto, verso la strada, un arco carraio è inquadrato da due lesene e da un frontone triangolare.
Sulla strada si apre anche l'oratorio, costruito forse alla fine del Seicento: l'ingresso è incorniciato da due lesene ioniche con frontone dentellato, e al centro della facciata c'è una grande finestra semicircolare.
Alla fine dell'Ottocento la villa fu comprata dai Rocca e in tempi più recenti è passata alla famiglia Corò, che l'ha restaurata. È una proprietà privata: si guarda dall'esterno, e un'eventuale apertura va verificata.
Il soprannome viene da un affresco che non è più qui. Nel 1825 il tutore delle proprietarie chiese all'Accademia di Belle Arti di Venezia il permesso di staccare le figure della facciata; le opere furono consegnate all'Accademia il 22 luglio 1827 e vi sono ancora conservate. Una mostra una giovane con un vecchio, l'altra due ragazze alla finestra, una delle quali suona la chitarra.
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