La festa tradizionale di Trevenzuolo cade la prima domenica di settembre e tutti la chiamano sagra di San Luigi, ma con San Luigi non c'entra niente. La festa è antica e fu istituita per ricordare la consacrazione della chiesa parrocchiale, avvenuta il tre settembre 1486 per mano dell'arcivescovo di Durazzo; solo nel secolo scorso fu abbinata, come è successo in molte parrocchie, al patrono della gioventù. E la chiesa consacrata quel giorno non c'è più: l'attuale Santa Maria Maddalena fu costruita nell'Ottocento al posto della pieve quattrocentesca. Così il paese continua a festeggiare l'anniversario della benedizione di un edificio che ha demolito, sotto il nome di un santo che con quel giorno non ha a che fare. La sagra patronale vera, quella di Santa Maria Maddalena, si fa il ventidue luglio.
Qui si abita da molto tempo, perché c'è acqua: le tracce di insediamento risalgono all'età del bronzo, e dal villaggio romano sono venute fuori epigrafi, una gemma di pregevole fattura, i resti di parecchie officine tegolarie e un bronzetto — la figura di una donna, trovata qui nell'Ottocento, che oggi sta al British Museum di Londra. Anche il nome è romano: viene dal personale latino Trebentius, o Terventius. Nel medioevo la storia del posto è la storia di due monasteri, San Zeno e San Giorgio in Braida, che qui ebbero privilegi e investiture feudali; dal Duecento gli Scaligeri subentrarono al convento, e all'inizio del Quattrocento, tramontati gli Scaligeri, arrivarono il breve dominio visconteo, i Da Carrara, i Dal Verme e infine Venezia — e da allora Trevenzuolo è andato dove andava Verona. Oggi i suoi campi fanno cereali, radicchio, fragole e meloni, con aziende agricole a struttura familiare, e il territorio sta dentro l'area di produzione del Riso Nano Vialone Veronese, coltivato in pianura con acqua di risorgiva.