Il nome di Palena viene probabilmente da pala, il prato in forte pendio, ed è una descrizione onesta del posto. I longobardi colonizzarono queste montagne nel nono secolo e ci portarono il culto di san Michele Arcangelo, fondando una cappella presso la grotta di Sant'Angelo. Nel 930 il monaco Giovanni da San Vincenzo al Volturno registra nel Chronicon Vulturnense la chiesa di Santa Maria de Palena, con accanto un appezzamento di terra per il lavoro della popolazione. Negli stessi anni a Palena si stabilì san Falco, che qui morì e fu presto venerato come protettore degli ossessi e degli accidiosi: un patrono per chi non riesce a darsi da fare. Una testimonianza del 1587 racconta la festa dei palii di san Falco, il tredici gennaio, quando i fedeli facevano una corsa sui ciottoli della montagna a piedi nudi. Nell'undicesimo secolo il territorio non era un paese ma una manciata di ville, gruppi di case pastorali — Castelcieco, Castello Alberico, Forca Palena, Pizzo, San Cristinziano, Sant'Egidio — e nel Quattrocento non ne esisteva più nessuna: le avevano buttate giù i terremoti.
Questa montagna, però, ha soprattutto accolto gente. Nel 1235 il frate Pietro da Morrone, che sarebbe diventato Celestino V, andò in eremitaggio in una grotta sul valico della Forchetta, al confine fra Palena e Campo di Giove; pochi anni dopo, per volere di Carlo d'Angiò, lì fu costruito un eremo vero e proprio, diviso in due: un edificio fortificato per ospitare i pellegrini e uno più piccolo per il culto. Anche la chiesa di san Falco, abbattuta da un terremoto, fu ricostruita più grande proprio per tenere dentro più pellegrini. Poi vennero gli anni della guerra, e Palena fu uno dei comuni abruzzesi che le autorità fasciste designarono come luogo di internamento civile per i profughi ebrei stranieri. Nel novembre del 1943 i tedeschi occuparono il paese, che sta sul percorso della linea Gustav, e lo usarono come campo di prigionia: eppure i quattro internati ebrei riuscirono tutti a sfuggire alla cattura e ad arrivare nelle zone del Sud già liberate. Il paese fu poi bombardato dagli Alleati, e della chiesa di san Falco restò solo il campanile; fu finita di ricostruire nel 1953. Della stazione, invece, si dice ancora che è sbagliata: quando nel 1897 arrivò la ferrovia, la misero sopra il paese e non sotto, per comodità.
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