🌿 Giardini e terme

Parco Urbano delle Cantine

📍 Barile, Basilicata · 42/100

Il quartiere si chiama Sheshi, che in arbëreshë vuol dire piazza: lì, nel Quattrocento, stava il paese dei primi profughi albanesi arrivati sul Vulture, e furono loro a scavare le prime grotte nella roccia. Quando l'abitato si spostò sulle due colline tufacee dove Barile si trova oggi, a 664 metri, le cavità restarono in uso e cambiarono mestiere: da case diventarono cantine. Oggi sono 131, una accanto all'altra lungo il fianco della collina, e il Comune le tutela come parco urbano.

Cosa vedere

Non è un museo. Alcune cantine sono abbandonate e chiuse, molte altre lavorano ancora, e dentro si conserva l'Aglianico del Vulture, DOC e DOCG, il vino di questo versante del massiccio. Il tufo mantiene da solo una temperatura costante tutto l'anno: è la ragione per cui in cinque secoli nessuno ha pensato di sostituire le grotte con un capannone.

La seconda ragione per cui il posto è conosciuto arrivò nel 1964, quando Pier Paolo Pasolini vi girò alcune sequenze de «Il Vangelo secondo Matteo». Nella cantina di Pasquale Rella, che ha la forma di un cavo orale, filmò la Natività, con Margherita Caruso nel ruolo della Madonna giovane, e altre scene con Enrique Irazoqui, il suo Cristo. Qui furono girate anche la Strage degli Innocenti, l'Adorazione dei Re Magi, la Fuga di Maria e Giuseppe in Egitto e la Congiura dei Centurioni.

La visita

Il parco occupa il quartiere Sheshi, defilato rispetto all'abitato, e si percorre a piedi lungo il fronte delle grotte: dall'esterno si vedono tutte, una dopo l'altra. Gli interni però sono in gran parte ancora in uso, quindi si entra solo se qualcuno vi apre. Ad agosto le cantine ospitano Cellar Wine & Art, la rassegna che le apre a musica, pittura, cinema e scultura insieme all'Aglianico e ai prodotti gastronomici della zona: è il momento dell'anno in cui se ne visitano di più.

Il consiglio della redazione

Chiedete della cantina di Rella prima di mettervi a cercarla: dalla strada è una porta come le altre, ma è quella della Natività, e l'imbocco stretto che si allarga all'interno è esattamente ciò che convinse Pasolini a usarla. Poi alzate lo sguardo al massiccio collinare del Sheshë, che sta alle spalle delle cantine: di grotte scavate nel tufo ce ne sono anche lassù, e alcune servono ancora da deposito per il vino.

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