Il paese porta il nome di un eremita, e il nome dell'eremita è un luogo. Onofrio del Cao aveva preso il primo nome in onore di sant'Onofrio anacoreta, e il secondo dal Cao, il pendio simile a un burrone che i greci chiamavano Caos; in località Cao c'è ancora una fontana con le vasche dove fino a qualche decennio fa le donne andavano a lavare. Prima di lui qui stavano i monaci basiliani, con un monastero.
Il resto lo dice il calendario. La mattina di Pasqua, prima della messa di mezzogiorno, si mette in scena l'Affruntata, l'incontro che annuncia la resurrezione, portando a spalla le statue dei santi. La Croce si festeggia due volte, il 3 maggio e l'ultima domenica di settembre — a cruci i maju e a cruci i settembri. L'8 dicembre si mangiano i curujicchi, che nonostante il nome non sono dolci: farina, patate lessate e schiacciate, acqua e sale, fritti nell'olio d'oliva e mangiati con i salumi e il vino rosso. A Natale la tavola porta tredici pietanze diverse, con il baccalà e la verdura che non mancano mai. E negli anni Ottanta, quando una nevicata abbondante spezzò un grosso ramo di un ulivo, sul tronco scoperto qualcuno vide il volto di Cristo: per un po' ci si andò in pellegrinaggio, e sul posto fu costruita una cappella.
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Nei dintorni di Sant'Onofrio
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Fuori da Sant'Onofrio, ma a portata di gita.