Sant'Andrea di Conza

Provincia: Avellino · Regione: Campania · Abitanti: 1.662 · CAP: 83053

Nel 1161 il conte Gionata di Balvano donò alla Mensa arcivescovile di Conza la chiesa e il territorio del casale con tutti i suoi abitanti. La formula è quella dei documenti dell'epoca, ma vale la pena leggerla per intero, perché dice esattamente che cosa era un paese: una proprietà completa di persone. Da lì in avanti la storia di Sant'Andrea è la storia di chi lo possedeva — la Mensa di Conza, poi i Gesualdo dal 1389, poi i Sinerchia, che lo tennero con titolo di conte fino al 1485, quando ne furono spogliati per aver partecipato alla congiura dei baroni; poi la Regia Camera, poi di nuovo la Mensa arcivescovile, fino all'abolizione della feudalità nel 1806. E anche dopo l'unità il paese non fu lasciato in pace: nel 1861, nel pieno del brigantaggio, fu occupato dagli uomini di Carmine Crocco.

C'è però un rovesciamento curioso. Gli arcivescovi di Conza, invece di stare a Conza, scelsero di venire ad abitare qui, perché le condizioni di vita erano migliori, e si fecero costruire l'episcopio e il seminario: il paese suddito diventò la residenza del suo signore, e oggi quell'episcopio del Cinquecento, restaurato dopo il terremoto del 1980, è la sede del municipio. Del resto il terremoto non è un accidente, è una costante: il centro è stato colpito nel 1456, nel 1694, nel 1732 e nel 1980. Il paese sta a seicentosessanta metri, sul contrafforte che fa da confine fra la Campania e la Basilicata, lungo la valle dell'Ofanto. Prima dello stemma attuale ne usava un altro, che si faceva ricordare: la croce di sant'Andrea con due pesci appesi ai bracci, sotto un fondale di monti. Un tempo qui si tessevano lane, e la ferlandina era apprezzata in tutto il regno di Napoli; restano l'arco della Terra del 1753, un mulino ad acqua settecentesco e una vecchia fornace, raro esempio di archeologia industriale.

Cosa c'è intorno

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