Cosa vedere · Marano di Napoli

Altri punti di interesse

  • Parrocchia San Castrese

    La parrocchia San Castrese è la chiesa madre di Marano di Napoli, nella città metropolitana di Napoli, e appartiene all'arcidiocesi di Napoli. È dedicata a san Castrese, patrono della città, festeggiato l'11 febbraio, ed è considerata una delle più belle chiese della provincia napoletana.

    Cosa vedere

    L'edificio fu eretto intorno al 1600, in sostituzione di una chiesa preesistente. Alla chiesa è legata la venerazione della reliquia del santo patrono. Secondo la tradizione, i maranesi, che conoscevano il culto di san Castrese grazie agli scambi commerciali con Sessa Aurunca, ottennero una reliquia per intercessione del cardinale Ludovico de Torres, arcivescovo di Palermo, che la inviò all'arcivescovo di Napoli Francesco Buoncompagni; questi la donò al parroco don Cesare Moio. Si tratta di una parte della tibia, in passato ritenuta erroneamente un osso del braccio, ancora custodita nel busto reliquiario del santo. Nei restauri recenti sono emersi nelle navate laterali alcuni affreschi prima nascosti da quadri più tardi, e un'antica testa lignea del santo, che si ritiene abbia oltre cinque secoli.

    La chiesa è a tre navate e ha, lungo il fianco destro, un elegante campanile. Conserva un fonte battesimale a pianta ottagonale, di autore ignoto: secondo la tradizione locale sarebbe un fonte di epoca romana donato dalla famiglia Visconti. All'interno ci sono sei tele che raffigurano alcuni prodigi attribuiti a san Castrese e riguardanti Marano, avvenuti tra la seconda metà del Seicento e la seconda metà del Novecento, per alcuni dei quali esistono testimonianze nell'archivio storico parrocchiale; vi si trovano inoltre la statua e il busto reliquiario del patrono.

    La visita

    La chiesa è a Marano di Napoli. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati, per esempio sul sito ufficiale della parrocchia, sancastrese.org.

    Il consiglio della redazione

    Il culto di san Castrese, vescovo vissuto tra il IV e il V secolo, accomuna i fedeli di cinque località: Castel Volturno, Sessa Aurunca, Marano di Napoli e Quarto in Campania, e Monreale in Sicilia, dove le sue spoglie sono conservate nel duomo. A Marano i festeggiamenti dell'11 febbraio comprendono anche lo «Sbarco» e l'«Ottava».

  • Ciaurro

    Il Ciaurro è un mausoleo di epoca romana di Marano di Napoli, in via Guglielmo Pepe, risalente probabilmente al I-II secolo d.C.; la fonte lo definisce la più importante opera architettonica di tipo funerario della Campania.

    Cosa vedere

    La sua scoperta fu fatta per caso da dei ragazzini, anche se già si era consapevoli della sua esistenza. All'inizio fu usato come fienile e poi come deposito; solo nel secolo scorso il monumento fu tutelato e valorizzato. Oggi è dentro la villa comunale che da lui prende il nome, costruita apposta per il monumento. Occupa un'area di circa quattrocento metri quadrati; le pareti hanno nicchie che contenevano le urne cinerarie. Pareti e nicchie sono di tufo, forse proveniente dalla collina dei Camaldoli, mentre il perimetro dell'entrata e quello della finestra sono di mattoni di cotto che, dopo un'attenta analisi, sono risultati provenire dai Campi Flegrei, visto che il terreno presenta molte tracce di zolfo; nelle pareti di tufo sono intarsiati dei rombi.

    Una volta il Ciaurro aveva una grande cupola, poi distrutta dagli agenti atmosferici: il crollo ruppe solo il pavimento e non l'intero vano, così il secondo piano si salvò. L'unico piano intatto è il piano terra, a circa tre metri sotto il livello attuale del terreno. Non si sa bene chi vi fosse sepolto: la supposizione più accreditata vede nel proprietario Tirone, uomo politico, oratore e discepolo di Cicerone. L'unica cosa di valore trovata, oltre all'intera struttura, è un cofanetto ornato con dentro trenta monete d'argento.

    La visita

    Il mausoleo è in via Guglielmo Pepe, nella villa comunale che porta il suo nome, a Marano di Napoli. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati.

    Il consiglio della redazione

    Il nome ha origine araba, da «tjaurr», che significa infedele, il termine con cui i Saraceni indicavano tutti i resti romani, perché pagani. Nel vicino bosco della Salandra c'è il Ciauriello, una villa romana del periodo tra il I e il IV secolo d.C., oggi in rovina, di cui restano pezzi di opus reticulatum e le cisterne per l'acqua.

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