È l'anfiteatro romano più antico che sia rimasto in piedi: costruito intorno al 70 avanti Cristo, quando a Roma i combattimenti si facevano ancora su tribune di legno, da due magistrati della nuova colonia che lo pagarono di tasca loro per far vedere che Pompei era diventata romana. Lo chiamavano ancora spectacula, perché la parola anfiteatro non esisteva. Ventimila posti, per una città di pochi più abitanti, e addosso alle mura, nell'angolo più lontano, perché la folla delle giornate di giochi non intralciasse il resto. Fu uno dei primi edifici scavati dai Borboni, dal 1748, e uno dei pochi al mondo dove i concerti si fanno ancora: Pink Floyd nel 1971, senza pubblico, e David Gilmour nel 2016, con il pubblico, per la prima volta dal 79.
Cosa vedere
Da fuori, le due grandi scale doppie che salgono sull'esterno fino al livello alto, un'idea che il Colosseo non ha; sotto gli archi ciechi stavano i venditori. Dentro, l'arena è scavata sei metri sotto terra e non ha sotterranei, perché il modello era troppo antico: i gladiatori entravano dai due corridoi in asse, uno con l'arco d'ingresso e uno per portare fuori i feriti e i morti dalla Porta Libitinense. La cavea è divisa nei tre anelli di sempre, i notabili in basso vicino all'arena, il popolo in mezzo, le donne in cima, e intorno correva il velario di tela, con i pali ancora leggibili sul bordo.
Il parapetto dell'arena era dipinto con duelli di gladiatori, e sui muri esterni i manifesti degli spettacoli, con i nomi dei combattenti e i loro soprannomi: uno era il sospiro delle ragazze. Nel 59 dopo Cristo, durante i giochi, pompeiani e nocerini si presero a coltellate sugli spalti, con morti, e Roma chiuse l'anfiteatro per dieci anni: la scena della rissa, dipinta in una casa vicina, è oggi al Museo archeologico di Napoli, con la pianta dell'edificio vista dall'alto, ed è il primo disegno di un anfiteatro che esista. Accanto c'è la Grande Palestra, il campo sportivo con la piscina e il portico, dove i giovani si allenavano.
La visita
L'anfiteatro è nell'angolo sud-orientale degli scavi, vicino all'ingresso di piazza Anfiteatro e alla stazione Pompei della Circumvesuviana, o venticinque minuti a piedi da Porta Marina per via dell'Abbondanza; è compreso nel biglietto del parco, aperto con gli orari degli scavi, con chiusure nei giorni di concerto. Mezz'ora, con la Palestra; l'ingresso da qui, al mattino, evita la coda di Porta Marina.
Il consiglio della redazione
Entrate dal corridoio dei gladiatori, quello lungo e buio, e camminate fino al centro dell'arena senza guardare in alto: poi alzate la testa, e i ventimila posti vuoti vi cadono addosso tutti insieme, come cadevano ai combattenti. È l'effetto per cui l'edificio fu disegnato, e funziona ancora. Poi salite in cima dalla scala esterna, e guardate il Vesuvio da lì.
