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🏰 Castelli e palazzi

casa del Menandro

📍 Pompei, Campania · 64/100

Nel 1930, scavando le cantine di questa casa di Pompei, gli archeologi trovarono una cassa di legno con dentro 118 pezzi di argenteria da tavola, avvolti nella stoffa e sistemati con cura. Qualcuno li aveva messi al sicuro nel punto più profondo della casa, forse durante i lavori di ristrutturazione, forse mentre il Vesuvio cominciava a tuonare. La casa del Menandro è una delle domus più grandi della città, quasi 1800 metri quadrati, e prende il nome non dal padrone ma dal ritratto del poeta greco Menandro dipinto in una nicchia in fondo al giardino.

Cosa vedere

La casa si legge come una stratigrafia: l'atrio è la parte più antica, del 250 avanti Cristo, e in confronto al resto è modesto; un secolo dopo arrivarono i capitelli di tufo dell'ingresso e del tablino; in età augustea il proprietario comprò e demolì le case dei vicini per aprire il grande peristilio con il portico, e ricavò a ponente un impianto termale privato, con la sua sequenza di stanze calde e fredde. A levante, dall'altra parte, ci sono le cucine, le stalle e gli alloggi della servitù.

Le pitture sono di quarto stile, e la stanza più impressionante è quella con le scene della caduta di Troia: il cavallo, Cassandra, i greci che escono dal legno. Sulla parete di fondo del peristilio corre la fila di nicchie, e in quella centrale sta seduto Menandro con il rotolo in mano. Il proprietario dell'ultima ora si chiamava Quinto Poppeo: il nome è comparso su un sigillo di bronzo trovato negli alloggi dei servi, l'unico documento che dice chi abitava qui.

La visita

La casa è nella Regio I, poco dentro l'ingresso di Porta Anfiteatro e lungo via dell'Abbondanza; è compresa nel biglietto degli scavi. Venti minuti, mezz'ora se si guardano le pitture con calma. L'apertura delle domus pompeiane ruota per turni e manutenzioni: conviene controllare la mappa aggiornata all'ingresso. L'argenteria non è qui: è al Museo archeologico nazionale di Napoli.

Il consiglio della redazione

Non cercate solo gli affreschi: cercate il cantiere. Quando il Vesuvio eruttò, la casa era in ristrutturazione, e gli archeologi hanno trovato anfore riempite di stucco pronto e un forno provvisorio montato in un angolo. Sono i muratori che non sono più tornati a finire il lavoro, e in tutta Pompei non c'è niente che renda il ventiquattro agosto più concreto di un secchio lasciato lì.

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