È il tempio più antico di Pompei e per secoli il più frequentato: Apollo era arrivato dalla Grecia attraverso Cuma, e già nel sesto secolo avanti Cristo qui c'erano altari e un edificio con il tetto di terrecotte dipinte. I sanniti lo rifecero per intero, e nel pavimento della cella c'è ancora l'iscrizione in lingua osca del questore Oppio Campano che pagò i lavori: è una delle prove che Pompei, prima di Roma, parlava un'altra lingua. Poi arrivarono i romani e Giove prese il posto d'onore nel foro; il tempio di Apollo fu chiuso da un muro per non farlo guardare dalle case e ristretto per allargare la piazza. Il terremoto del 62 lo distrusse a metà, e nel 79 era ancora un cantiere: la statua del dio non fu mai ritrovata perché era dal restauratore.
Cosa vedere
Il recinto sacro con il portico di quarantotto colonne di tufo scanalate, che avevano capitelli ionici e furono rifatte in corinzio dopo il terremoto, dipinte di giallo, rosso e blu: sono i colori veri dei templi antichi, e qui se ne vede ancora traccia. Nel cortile, le copie delle statue: l'Apollo arciere di bronzo che tende l'arco, forse bottino della distruzione di Corinto, e il busto di Artemide con l'arco, tutti e due al Museo archeologico di Napoli; una meridiana su colonna ionica, regalo di due magistrati, e l'altare di marmo bianco davanti alla scalinata con i nomi di chi lo dedicò.
Il tempio vero, sul podio alto, con le colonne corinzie intorno e la cella spostata all'indietro, come si faceva in Italia e non in Grecia; dentro, l'omphalos, il blocco di tufo che imita l'ombelico del mondo del santuario di Delfi, e due blocchi di lava che erano forse gli altari di prima del sesto secolo. Sul muro esterno, verso il foro, la nicchia con la mensa ponderaria: la tavola con le misure ufficiali della città, dove i pompeiani controllavano che il venditore non li imbrogliasse. La vista sul Vesuvio, dalla scalinata, è quella che i sacerdoti avevano davanti.
La visita
Il tempio è nel foro, sul lato ovest, cinque minuti dall'ingresso di Porta Marina, il primo monumento importante che si incontra entrando; è compreso nel biglietto degli scavi, con gli orari del parco, quasi sempre accessibile. Un quarto d'ora; conviene farlo presto, prima che il foro si riempia, e tornarci al tramonto quando il sole colpisce le colonne di lato.
Il consiglio della redazione
Mettetevi ai piedi della scalinata e guardate in su verso la cella, poi voltatevi: il Vesuvio è esattamente in asse dietro di voi, e i pompeiani pregavano Apollo con la montagna alle spalle senza sapere cosa fosse. Poi cercate l'iscrizione osca nel pavimento della cella, sotto la protezione: è la firma di una città che parlava un'altra lingua e che Roma ha cancellato in tre generazioni.
