Cosa vedere · Torre Annunziata

Altri punti di interesse

  • Chiesa di San Michele Arcangelo

    La chiesa di San Michele Arcangelo si trova nel quartiere Rovigliano di Torre Annunziata. Nacque da un progetto dell'ingegnere Michelangelo Cattori, che il 24 luglio 1903 propose al Comune di costruire a sue spese un quartiere operaio intorno alla sua fabbrica, tra le Ferriere del Vesuvio, la ferrovia per Castellammare e il fiume Sarno. Il progetto fu approvato nel 1905, ma anche a causa della guerra italo-turca e della prima guerra mondiale se ne realizzarono solo la chiesa e 14 fabbricati. La chiesa fu progettata dal milanese Erminio Dones.

    Cosa vedere

    La chiesa sorge dove dal XIII secolo c'era una piccola chiesa per gli abitanti del borgo marinaro, ed è costruita in cemento armato, usato qui per la prima volta in Campania, e forse in Italia, per un edificio di questo genere. Lo stile è eclettico e richiama il romanico e il gotico: la facciata ha archetti pensili, sculture e rosoni, con fregi floreali e geometrici. All'interno le tre navate terminano con absidi cilindriche; quella centrale è delimitata da grandi colonne con capitelli corinzi.

    Sulla parete dell'abside restano tracce di un affresco, probabilmente della chiesa medievale, in parte coperto dalla statua in cartapesta di san Michele, della metà del Novecento, posta su un alto piedistallo. L'altare in marmo è del 1970, l'ambone è in legno.

    La visita

    Benedetta e aperta al culto nel 1914, la chiesa fu donata al santuario di Pompei nel 1932 ed è parrocchia dal 1955. Nel 2015 furono rubati due bassorilievi in bronzo con la Madonna col Bambino, poi ritrovati dai carabinieri e restituiti. Orari delle messe e aperture andrebbero verificati con la parrocchia.

    Il consiglio della redazione

    Il progetto arrivò a Dones tramite Pietro Annoni, titolare della ditta a cui Cattori aveva affidato i lavori: i due si conoscevano perché frequentavano lo stesso circolo di canottaggio.

  • Piazza Ernesto Cesaro

    Piazza Ernesto Cesaro, chiamata anche piazza Santa Teresa, è una piazza di forma trapezoidale di Torre Annunziata. Dal 1911 porta il nome del matematico Ernesto Cesaro, morto nel 1906 nelle acque vicino al porto mentre cercava di salvare dall'annegamento il figlio Manlio. Il nome popolare viene dalla chiesa di Santa Teresa di Gesù, costruita nel 1639 con il convento che chiude la piazza sul lato nord.

    Cosa vedere

    Nel 1506 la zona era chiamata largo di Casa Pisacane e apparteneva al principe Piccolomini di Monteleone; nel 1600 era uno slargo in pendenza detto Boscariello, forse per le ginestre e i pini che vi crescevano. Nel 1846 i frati, a cui la piazza era stata donata, la delimitarono con delle croci lungo la Strada Regia delle Calabrie, ma il Comune lasciò loro solo metà dello spazio. Nel 1860 divenne piazza dei Comizi, in ricordo del plebiscito per l'unità d'Italia, passò al Comune e delle croci non restò traccia.

    Dal 1896 al 1929 al centro c'era una fontana con vasca in pietra vesuviana, arrivata da piazza dell'Annunziata; fu tolta per fare posto al monumento ai caduti della Grande guerra, inaugurato nel 1930.

    La visita

    La piazza è legata anche alla devozione cittadina: secondo la tradizione, durante l'eruzione del Vesuvio del 1944 proprio qui un raggio di sole illuminò il volto della Madonna della Neve portata in processione, e nel 1959 il sindaco vi consacrò la città al Cuore di Maria.

    Il consiglio della redazione

    Nella piazza, a Palazzo Amodio, dalla fine dell'Ottocento al 1917 ebbe sede una sezione distaccata del consolato russo di Napoli: i pastifici di Torre Annunziata compravano regolarmente il grano russo detto Taganrog.

  • Basilica dell'Ave Gratia Plena

    La basilica pontificia di Maria Santissima della Neve, conosciuta anche come chiesa di Ave Gratia Plena o della Santissima Annunziata, è la principale chiesa di Torre Annunziata, nella diocesi di Nola; papa Giovanni Paolo II la elevò a basilica minore nel 1979. Le sue origini risalgono al 19 settembre 1319, quando Carlo d'Angiò, reggente per il padre Roberto, concesse a quattro notabili un terreno boscoso lungo la costa per costruire una cappella dedicata all'Annunziata e un ospizio per i viandanti. Intorno alla cappella e a una torre costiera eretta dagli Orsini di Nola contro i predoni nacque il borgo di Torre dell'Annunciata.

    Cosa vedere

    Nel 1448, con la vecchia cappella ormai in rovina, il feudatario Nicola d'Alagno fondò la chiesa attuale in una zona più interna e protetta e vi chiamò i padri Celestini, per i quali costruì un monastero; nel 1498 Nicola II d'Alagno donò chiesa e monastero ai religiosi, e il priorato divenne abbazia. Nel 1807, con le soppressioni napoleoniche, i Celestini furono espulsi e il complesso divenne parrocchia.

    Nella chiesa si venera l'icona della Madonna della Neve, un busto in terracotta della Vergine con il Bambino sul braccio sinistro. Secondo la tradizione fu trovata la mattina di un 5 agosto della seconda metà del Trecento da pescatori torresi, dentro una cassa di legno che galleggiava vicino allo scoglio di Rovigliano; il titolo fu scelto perché quel giorno si ricorda il miracolo della neve caduta a Roma sull'Esquilino. Durante un restauro del 1872 si scoprì che l'effigie in terracotta era stata ricoperta da una tela protettiva.

    La visita

    La sera del 21 gennaio 1946 l'esplosione di un treno carico di munizioni nel porto distrusse il quartiere marinaro, con 52 morti: la chiesa perse l'organo, il portone e le finestre, ma la cappella della Madonna restò intatta, e i lavori di ricostruzione finirono nell'estate del 1947. Dal 1954 la chiesa è anche santuario mariano. Orari delle messe vanno verificati con la parrocchia.

    Il consiglio della redazione

    Il 22 ottobre è la festa votiva della città: ricorda l'eruzione del Vesuvio del 1822, quando, secondo la tradizione, durante una processione penitenziale un raggio di sole attraversò la nube di cenere posandosi sul volto della statua, mentre la lava che scendeva verso Boscotrecase si fermava.

  • Scavi archeologici di Oplonti

    Gli scavi di Oplonti, nel centro di Torre Annunziata, riportano alla luce parte di Oplontis, un insediamento suburbano di Pompei sepolto dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. insieme a Pompei, Ercolano e Stabia. L'area comprende una grande villa d'otium detta di Poppea e una villa rustica detta villa B, o di Lucius Crassius Tertius. I primi scavi, nel Settecento, furono di Francesco La Vega, che raggiunse la villa con un cunicolo vicino al canale Conte di Sarno, ma vennero presto abbandonati per l'aria malsana; ripresero nel 1839, e gli scavi sistematici cominciarono negli anni Sessanta del Novecento. Dal 1997 l'area è patrimonio dell'umanità UNESCO insieme a Pompei ed Ercolano.

    Cosa vedere

    La villa di Poppea risale al I secolo a.C. e fu ampliata in età claudia. È attribuita a Poppea Sabina, moglie di Nerone, per un'iscrizione dipinta su un'anfora indirizzata a un suo liberto, ma l'attribuzione è discussa. Al momento dell'eruzione era disabitata, forse in restauro dopo il terremoto del 62. Molti affreschi sono in secondo stile, con architetture dipinte in trompe-l'œil: nell'atrio, nel triclinio con un cesto di fichi, in un salone con pavoni, maschere teatrali e un santuario di Apollo, e in un salone più grande con un cesto di frutta coperto da un velo trasparente e una coppa di vetro con melograni. Nel calidario delle terme c'è il mito di Ercole nel giardino delle Esperidi, in terzo stile.

    A est si apre una piscina lunga 61 metri e larga 17, ornata un tempo da statue di marmo, copie romane di originali greci; nel giardino nord i calchi delle radici hanno permesso di riconoscere grandi ulivi. La villa B, del II secolo a.C., era invece abitata al momento dell'eruzione: nei suoi ambienti a volta furono trovati i corpi di 54 persone con gioielli e monete d'oro e d'argento, i cosiddetti Ori di Oplontis, e nella villa c'erano circa 400 anfore.

    La visita

    La villa di Poppea si trova circa dieci metri sotto il livello della città attuale, e la parte occidentale è ancora coperta da una strada e da edifici moderni. La villa B non è visitabile. Molti reperti di Oplontis sono al Museo archeologico nazionale di Napoli. Orari e biglietti vanno verificati sul sito del Parco archeologico di Pompei.

    Il consiglio della redazione

    Nella zona ovest della villa, in un cubicolo, gli archeologi hanno ottenuto i calchi della porta e della finestra in legno, e nel piccolo peristilio si conserva, carbonizzata, la trave originale sopra la nicchia del larario.

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