Il nome è un uccello: Corbara viene dal latino corvus, e lo stemma non fa altro che ripeterlo, un corvo appollaiato sulla cima di un monte. Il posto compare per la prima volta nel novembre del 1010, scritto Corvara o Corbaru, in un atto del Codex diplomaticus Cavensis. Dopo che Ruggero II ebbe distrutto Nocera nel 1137, i casali superstiti si riunirono in una confederazione, e Corbara ne fece parte per secoli: ogni università eleggeva ogni anno il proprio sindaco particolare, con due eletti e i razionali che rivedevano i conti.
I conti del paese si leggono ancora. Nel 1732 il casale aveva centocinquantadue fuochi, circa seicento persone; nel 1740 l'acqua stava in due conserve a monte dell'abitato, alimentate dagli acquedotti del Cifurno e della Gragnana. C'era anche un contratto misurato sulla crescita degli alberi, il «fitto del legname di montagna a crescere»: dava il diritto di tagliare il bosco di un fondo ogni dodici anni, in cambio di un canone annuo e della cura del terreno. Nel 1943 il paese fu distrutto dai bombardamenti alleati, perché vi si erano stabiliti i tedeschi, e fu ricostruito anche con i soldi mandati dagli emigrati.
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