Cosce di maiale italiano e sale marino, niente altro: nessun conservante, nessun additivo. La stagionatura dura almeno dodici mesi, in un microclima particolare — le colline a sud della via Emilia, tra i fiumi Enza e Stirone — dove i venti che arrivano dal mare si mescolano con l'aria degli Appennini. Il marchio ducale, impresso a fuoco sulla cotenna, chiude la lavorazione.
Le prime notizie sulla lavorazione dei prosciutti nel territorio di Parma risalgono al secondo secolo avanti Cristo, citate nel «De agricultura» di Marco Porcio Catone. Tra Duecento e Trecento i beccai, gli antichi macellai della città, si organizzarono in una corporazione; nel 1459 se ne staccarono i lardaioli, addetti alla macellazione e alla salatura del maiale, formando un'arte propria.
Il Consorzio del Prosciutto di Parma nacque nel 1963, e da allora tutela e promuove il prodotto nel mondo. La Denominazione di Origine Protetta arrivò nel 1996, con zona di produzione limitata alla sola provincia di Parma.

