Fino al 1° gennaio 1886 questo comune della pianura bolognese si chiamava come una delle sue frazioni, Santa Maria in Duno — e lo stemma allude ancora a quel nome, perché duno significa «spina». Poi prese il nome di una famiglia che aveva perso Bologna quasi quattrocento anni prima, i Bentivoglio, e il motivo sta al centro del paese: il castello che Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna, si fece costruire fra il 1475 e il 1481 attorno alla vecchia torre comunale. Lo chiamò Domus Jocunditatis, casa della giocondità, e infatti è una dimora di campagna senza troppe preoccupazioni difensive, dove nel 1502 si fermò Lucrezia Borgia mentre andava a Ferrara a sposare Alfonso I d'Este. Dentro c'è un ciclo di affreschi che non parla di guerre né di stemmi, ma di pane: sono le Storie del pane, e illustrano tutte le fasi della produzione, dal campo alla tavola.
Quello che si vede oggi, però, è in buona parte ottocentesco. Fra il 1889 e il 1897 Alfonso Rubbiani restaurò il castello ricostruendo l'ala crollata e la cinta merlata, rispettando le vecchie piante ma inventandosi parecchi particolari — il rivellino d'ingresso, la scala che sale al piano nobile — e aggiungendo due statue di Giovanni II e Ginevra Sforza: un'impronta del suo secolo su una delle opere principali del Rinascimento bolognese. Nel 1945, ritirandosi, la Wehrmacht fece saltare la torre trecentesca per togliere di mezzo i punti alti da cui si poteva osservare. Oggi il castello ospita i laboratori di ricerca dell'Istituto Ramazzini. Il paese, intanto, deve tutto al canale Navile, che portava le merci verso il Po e Venezia: ancora nel 1930 il riso delle risaie di Bentivoglio arrivava a Bologna sui barconi.
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Fuori da Bentivoglio, ma a portata di gita.
