Teatro romano di Anzio
I resti del teatro della colonia di Nerone ad Anzio, poi usato come fornace per le ceramiche.
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I resti del teatro della colonia di Nerone ad Anzio, poi usato come fornace per le ceramiche.
Villa Adele è la villa comunale di Anzio, in via di Villa Adele. La sua storia comincia nel 1594, quando papa Clemente VIII avviò un programma per risollevare Anzio dalla miseria, con un porto e nuove fabbriche, e diede un incarico anche a monsignor Bartolomeo Cesi: fu lui a scegliere un poggio in vista del mare per costruire la prima villa del paese, nello stile vignolesco di famiglia, e ad allargarne il parco comprando nuovi terreni.
Dopo la sua morte la proprietà passò a Federico Cesi, marchese di Montecelio e primo duca di Acquasparta, padre del fondatore dell'Accademia dei Lincei, che attratto dal clima provò a farne un giardino botanico senza mai finirlo. L'erede, Giovan Federico Cesi, la vendette a Camillo Pamphilj per quattromila scudi, e divenne il Casino pamphiljano di Capo d'Anzio. Nel 1834 la ereditò Francesco Borghese-Aldobrandini, che la chiamò Adele in onore della moglie, una La Rochefoucauld: nata in carcere e affidata a una balia, era stata fatta educare da Napoleone nel collegio di Saint-Cyr e nominata dama di corte dell'imperatrice Giuseppina. Rimasta vedova nel 1839, si dedicò alla beneficenza e aprì scuole popolari rette da suore francesi.
Con i Borghese la villa fu ristrutturata e ampliata: risale a quegli anni la Sala delle Conchiglie in stile liberty, insieme a molte opere del pittore Costantino Ragghianti. Il 30 luglio 1949 la villa fu venduta alla Società Fondiaria Antium, e il 5 agosto 1964 passò al Comune di Anzio, per farne una scuola elementare e un parco pubblico. Oggi ospita uffici comunali, la biblioteca, il Museo civico archeologico e il Museo dello sbarco, oltre a mostre, convegni e spettacoli.
La villa e il parco sono di proprietà comunale. Orari del parco, dei musei e della biblioteca vanno verificati con il Comune.
I Pamphilj portarono a Roma i reperti trovati nei lavori al porto di Nerone: due di questi, le statue in marmo nero di Giove e di Esculapio, oggi sono ai Musei Capitolini.
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