Villa romana di Torvaianica
Villa di una famiglia senatoriale scoperta nel 2006 a Torvaianica, con terme, portico e necropoli.
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Villa di una famiglia senatoriale scoperta nel 2006 a Torvaianica, con terme, portico e necropoli.
Il castello di Pratica di Mare, detto anche Castello Borghese, domina il piccolo borgo di Pratica di Mare, frazione di Pomezia. L'aspetto del centro abitato è quello di un vicus nei pressi di un castello; secondo le fonti, il borgo sorgerebbe nella zona dell'acropoli dell'antica città latina di Lavinium.
Il castello fu costruito tra il XII e il XIV secolo tutt'intorno a una torre preesistente, fortificata e alta circa quaranta metri, che andò distrutta durante la seconda guerra mondiale. La pianta è un pentagono irregolare e la struttura somiglia più a un palazzo baronale che a un castello; l'aspetto esterno è di tipo medievale-romanico. Il borgo contiguo è opera di Antonio da Sangallo il Giovane ed è molto piccolo: nel censimento del 2001 contava soltanto 17 abitanti.
La località, chiamata Patras e compresa nella Civitas Laurentum, compare tra i beni che Costantino avrebbe donato alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme ai tempi di papa Silvestro I. Patricam è poi ricordata nella bolla di Gregorio VII del 1074, che ne confermò il possesso per intero, con la chiesa di San Lorenzo (oggi San Pietro Apostolo), all'abbazia di San Paolo fuori le mura, alla quale era stata donata da papa Marino I alla fine del IX secolo: furono quindi i benedettini a occuparsi delle prime opere di fortificazione. L'abbazia ne ebbe il dominio almeno fino al 1236, anno della bolla di Gregorio IX, ma già dal XII secolo il castello fu progressivamente usurpato da famiglie della nobiltà romana, a cominciare dai Baroncini; nel XV secolo appartenne ai De Judice e poi ai Capranica, da cui passò ai Massimo, che nel 1617 lo vendettero ai Borghese. Questi ultimi, nel corso degli anni, lo hanno restaurato e hanno contribuito a mantenere il borgo.
Il castello sorge in posizione dominante nel borgo di Pratica di Mare; secondo le fonti è di proprietà privata, come la chiesa di San Pietro Apostolo, con la tela del santo sull'altare maggiore, che risulta visitabile la domenica dalle 16:30. A centocinquanta metri dall'abitato, in via di Pratica, si trova il Museo di Pratica di Mare. Orari e modalità di visita vanno verificati.
Sotto il borgo di Pratica si trova il cosiddetto Lago delle Meraviglie, uno dei tre specchi d'acqua del territorio di Pomezia.
Il Museo civico archeologico Lavinium di Pomezia si trova in località Pratica di Mare, nei pressi dell'omonimo borgo medievale. Creato nel 2005 come mostra permanente dal titolo «Hic Domus Aeneae», raccoglie una parte dei numerosi reperti degli scavi dell'antica città di Lavinium, che il mito dice fondata da Enea e che fu «madre di Roma» e civitas religiosa dei popoli latini.
Il percorso, allestito con strumenti multimediali, comprende le sale Tritonia Virgo, Mundus Muliebris, Hic Domus Aeneae, Civitas Religiosa e Aeneas Indiges. All'ingresso accoglie il visitatore la statua di Minerva Tritonia, probabile statua di culto del santuario di Minerva, su un pianoro al limite orientale della città: è una delle poche raffigurazioni della dea accompagnata dal Tritone. Vicino è esposto uno dei più interessanti contesti votivi dell'antico Lazio: statue in gran parte femminili, databili tra il V e il III secolo a.C., in terracotta a stampo, molte a grandezza naturale e in origine policrome. Appartenevano a un gruppo di settanta o cento esemplari, trovati in un deposito votivo, e raffigurano per lo più l'offerente nell'atto di portare doni (giochi dell'infanzia, colombe, melagrane), a testimonianza dell'importanza del culto di Minerva nei riti di passaggio. Dallo stesso deposito vengono le teste e i busti della sala Mundus Muliebris, con le acconciature delle nubendae, le fanciulle in procinto di sposarsi, e con gioielli riprodotti da esemplari veri; dalla necropoli meridionale provengono corredi femminili dell'VIII-VII secolo a.C., con collane d'ambra, amuleti, fibule e strumenti per filare e tessere.
La sala Hic Domus Aeneae segue il poema di Virgilio: pareti blu, la scenografia di uno scafo e una vela quadrata su cui si proiettano i filmati avvolgono il visitatore nell'atmosfera di un viaggio per mare, mentre un video ripercorre le tappe del viaggio dell'eroe dalle coste dell'Asia Minore a quelle del Lazio; al centro c'è un modello in scala, in legno, di una nave della fine dell'età del Bronzo, ricostruito sulle fonti letterarie antiche e su relitti del XIV e del XIII secolo a.C. La sala Civitas Religiosa è dedicata al santuario meridionale detto delle «Tredici Are»: ceramica d'importazione greca, bronzetti votivi, una lamina di bronzo con dedica ai Dioscuri in latino arcaico, statue ed ex voto di terracotta, un teatro ottico in cui un antico sacerdote illustra il culto e la ricostruzione di due sepolture protostoriche. Nella sala Aeneas Indiges è esposto il ricco corredo del monumento noto come «Heroon di Enea», una tomba a cassone del VII secolo a.C. con vasi, oggetti di metallo e un carro, coperta da un tumulo circondato da alberi; nel VI secolo a.C. fu riaperta e il corredo fu accresciuto, per espiazione, con un'anfora vinaria etrusca e un'oinochoe in bucchero pesante, e la tomba fu riconsacrata al mitico progenitore Indiges Numicus e poi a Enea.
Il museo è in località Pratica di Mare, nei pressi del borgo; il sito ufficiale è museolavinium.it. Le fonti consultate non riportano orari né tariffe: vanno verificati.
Al museo sono conservate le due porte di tufo che chiudevano la cella inaccessibile costruita nel IV secolo a.C. davanti alla tomba dell'Heroon.
Il santuario del Sol Indiges, o locus Solis Indigetis, era un grande santuario costiero dedicato a una divinità solare, alla foce del fiume Numico, che fu lo scalo portuale dell'antica Lavinium. Si trova nell'area compresa tra l'aeroporto militare di Pratica di Mare e il litorale di Torvaianica, nel comune di Pomezia.
Le indagini archeologiche dell'Università La Sapienza di Roma hanno portato alla luce i resti di un santuario posto dove sorgeva lo scalo portuale della città e dove gli autori antichi ambientavano il leggendario sbarco di Enea. Il paesaggio costiero antico era molto diverso da quello attuale: un ampio sistema di lagune comunicanti con il mare, alimentato dai corsi d'acqua dei Colli Albani, nel quale il Numico, identificato con l'attuale Fosso di Pratica, lasciava la laguna costiera degli stagna Numici per raggiungere il mare. Presso quel fiume le fonti ambientano la battaglia tra Latini e Rutuli e la scomparsa di Enea. Sol Indiges è il nome di una divinità solare dell'antica religione romana; il significato di indiges è incerto e viene tradotto come «nativo» o «invocato».
Il recinto fortificato del santuario faceva parte di un sistema di presidi alle foci dei fiumi del litorale laziale, che comprendeva anche il castrum di Ostia: un programma di difesa della costa tirrenica maturato tra la conquista di Anzio, nel 338 a.C., e la vigilia della prima guerra punica. Secondo Karl Galinsky, sia nella cronologia letteraria sia in quella archeologica il culto di Sol Indiges precede quello di Enea: l'Aeneas Indiges di Lavinium si affianca all'antenato latino e forse lo sostituisce, in uno sviluppo che non è databile prima del 338 a.C. L'attribuzione del santuario è però discussa: Mario Torelli riconosce il luogo dello sbarco descritto da Dionigi di Alicarnasso nel Castrum Inui, alla foce del Fosso dell'Incastro, nel territorio di Ardea, e ciò mette in discussione la tradizionale attribuzione a Sol Indiges del santuario alla foce del Numico.
L'area si estende tra l'aeroporto militare di Pratica di Mare e il litorale di Torvaianica. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di accesso: vanno verificati prima di mettersi in viaggio.
Dionigi di Alicarnasso, che vide l'heroon di Enea in età augustea, riporta l'iscrizione «del dio Padre Indigete che guida la corrente del fiume Numico». Il monumento oggi identificato con quell'heroon, un tumulo del VII secolo a.C. ristrutturato alla fine del IV, è stato scavato a meno di un chilometro a sud del borgo di Pratica di Mare.
Il santuario delle Tredici Are, o Tredici Altari, è il santuario meridionale dell'antica Lavinium, la città che la tradizione vuole fondata da Enea, nel territorio dell'odierna Pratica di Mare, a Pomezia. Sorge a meno di un chilometro a sud del borgo, nella zona della chiesetta di Santa Maria delle Vigne, detta la Madonnella.
Il santuario fu scoperto nel 1959, dopo gli scavi iniziati da Ferdinando Castagnoli e Lucos Cozza. Gli altari, orientati a est, furono costruiti in epoche diverse: i più antichi risalgono alla fine del VI secolo a.C. e l'assetto definitivo fu raggiunto verso la seconda metà del IV secolo a.C. In tempi recenti è stata individuata anche una quattordicesima ara, poco distante dalle prime tredici. Ferdinando Castagnoli ha identificato il santuario con il comune santuario latino di Venere, l'Aphrodision ricordato da Strabone; la molteplicità degli altari è stata collegata al carattere federale del culto oppure, in alternativa, alla necessità di sacrifici simultanei nei giorni di festa.
L'area ha restituito abbondante materiale votivo: ceramica d'importazione greca, bronzetti, statue ed ex voto di terracotta e una lamina di bronzo con una dedica ai Dioscuri in latino arcaico (Castorei Podlouqueique qurois), databile intorno al 500 a.C. e annoverata tra i più antichi documenti della lingua latina; attesta l'introduzione diretta del culto dei Dioscuri dal mondo greco, in un'epoca vicina a quella della sua introduzione a Roma. Da qui viene anche un'iscrizione di bronzo con norme per i sacrifici a Cerere. Fa parte dello stesso complesso sacro, a sud dell'abitato, anche un edificio arcaico; a poche decine di metri a est degli altari fu scavato il monumento oggi noto come Heroon di Enea.
La chiesetta di Santa Maria delle Vigne sorge nella tenuta dei Borghese, di proprietà privata, attigua all'area archeologica del santuario. Le fonti consultate non riportano orari né modalità di visita: vanno verificati.
Per capire come funzionava il santuario, il Museo civico archeologico Lavinium dedica una sala, «Civitas Religiosa», ai Tredici Altari: c'è la ricostruzione grafica delle fasi architettoniche, una serie di ex voto anatomici e un teatro ottico in cui un antico sacerdote illustra il culto e i riti praticati.
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Prossimo appuntamento: San Benedetto da Norcia, patrono di una città fondata sull'antica Lavinium, domenica 11 luglio
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