La patrona di Aquila d'Arroscia è santa Reparata, festeggiata l'8 ottobre. La chiesa parrocchiale a lei dedicata, nel capoluogo, fu edificata fra il 1582 e il 1589, e proprio all'8 ottobre 1597 risalirebbe la sua consacrazione; la facciata barocca fu portata a termine nel 1625, mentre il coro ligneo custodito al suo interno proviene dal convento degli Agostiniani di Pieve di Teco.
Il borgo di Aquila e altri luoghi della valle Arroscia entrarono dal 1202 a far parte del Marchesato di Clavesana, alleato della Repubblica di Genova: furono i marchesi a erigere, attorno all'XI secolo, il locale castello su una sommità rocciosa a ridosso del paese. Secondo una leggenda popolare, il toponimo Aquila deriverebbe proprio da questo rapace, che usualmente si stanziava nei pressi della collina detta poi «dell'Aquila»; un'altra versione, ritenuta più verosimile, ne colloca l'origine altrove. Nel 1328 il borgo e il castello furono occupati dal marchese Giorgio Del Carretto, che rilevò il possedimento dal vassallo dei Clavesana Oberto Cepolla, salvo poi tornare in epoca successiva fra i territori del marchesato; nel 1386 il territorio passò sotto il controllo diretto della Repubblica di Genova, che inserì Aquila prima nel vicariato di Ranzo e poi nel capitaneato di Pieve di Teco. Del castello, costruito attorno al 1090, restano oggi solo i ruderi, ma sono ancora visibili le vecchie mura merlate e i quattro lati della torre poligonale mozzata.

