Il museo non ha sale: ha vagoni. Una locomotiva FS 835 e tre carrozze «centoporte» ferme a Vallecrosia al mare custodiscono la collezione che il cantante Erio Tripodi ha messo insieme partendo dalla propria passione per la musica e che ha battezzato «Tempio Museo della Canzone». L'insegna ufficiale è Museo della canzone e della riproduzione sonora, e le due metà contano entrambe: qui la canzone italiana sta accanto alle macchine che la facevano suonare.
Cosa vedere
Negli scompartimenti delle centoporte sono allineati gli apparecchi che producevano musica per via meccanica, prima dell'amplificazione elettrica: carillon, organetti a manovella di diversa taglia, pianoforti meccanici e pianole, meccanica fine tenuta in ordine di marcia. Sono oggetti da guardare da vicino, perché il vero argomento è il congegno: pettini, cilindri chiodati, rulli di carta perforata.
Accanto agli strumenti corre la parte documentaria, raccolta da Tripodi negli anni: spartiti, dischi, fotografie e cimeli di cantanti, dalla musica di strada alla canzone leggera di oggi, con una sezione dedicata al Festival di Sanremo, che si svolge poco più a levante lungo la stessa costa. Una carrozza a parte ospita il centro studi, con biblioteca e archivio consultabili.
La visita
Il museo si trova in via Roma, a Vallecrosia al mare, in provincia di Imperia, e apre dal giovedì alla domenica in mattinata; la visita è accompagnata, il che qui conviene, perché gli strumenti li mette in funzione chi li conosce. Non serve prenotare. Arrivare è semplice: il paese ha una fermata sulla linea ferroviaria Genova-Ventimiglia e la filovia Sanremo-Ventimiglia corre lungo l'Aurelia, che attraversa tutto il territorio comunale.
Il consiglio della redazione
Chiediamo sempre di far suonare almeno un organetto a manovella: la distanza fra leggere un cartellino e sentire uno strumento riempire uno scompartimento di legno è tutta la ragione d'essere di questo museo. E prima di andare via facciamo il giro esterno del convoglio: la locomotiva vista dal binario, con i vagoni agganciati dietro, spiega meglio di qualunque didascalia perché la collezione sia finita proprio lì dentro.
