Quando Clarence Bicknell morì nel 1918 lasciò al comune di Bordighera il museo e la biblioteca che aveva fondato nel 1888 in via Romana, e il comune pensò subito di dargli un'altra destinazione. Margaret ed Edward Elhanan Berry, della sua famiglia, si batterono cinque anni perché le raccolte non fossero smembrate; nel 1924 ottennero che il museo diventasse un ente autonomo. Da quel nucleo, dentro un edificio ottocentesco che era stato l'Hotel Scandinavia, è nato l'Istituto internazionale di studi liguri.
Cosa vedere
Nel 1932 nacque ad Albenga la Società Storico-Archeologica Ingauna e Intemelia, il cui nome viene dai Liguri ingauni e intemelii, le popolazioni antiche di Albenga e Ventimiglia. Margaret Berry fu tra i primi soci e, d'accordo con Nino Lamboglia, ne fissò la sede nel museo Bicknell; poco dopo dovette lasciare l'Italia, perché il fascismo considerava gli inglesi persone non gradite. La società confluì nell'Istituto di studi liguri intorno al 1937, con Lamboglia alla guida, e nel 1947 fu aggiunto l'aggettivo «internazionale», per tenere insieme gli studiosi delle due sponde del confine italo-francese.
Le collezioni, all'inizio legate soprattutto alla botanica e alla preistoria, si allargarono all'arte, alla storia e alle tradizioni locali. L'Istituto conserva quadri di Pompeo Mariani, Hermann Nestel e Friederich von Kleudgen, e mobili che vengono dagli arredi di villa Hanbury. Pubblica la Rivista di studi liguri e, dal 2003, l'annuario Ligures, che ha preso il posto dei bollettini delle singole sezioni: oggi le sezioni sono ventuno, sedici in Italia, tre in Francia e due in Spagna, distribuite più o meno sui territori che i Liguri antichi abitavano davvero.
La visita
L'indirizzo è via Romana 39, la strada alta della Bordighera degli inglesi, sopra il lungomare. Non è un museo con orario continuato: si tratta di un ente di ricerca con biblioteca e archivio, e l'accesso alle sale e ai fondi va concordato prima. Conviene scrivere o telefonare, soprattutto per consultare le pubblicazioni o la raccolta di riviste.
Il consiglio della redazione
Ci arriviamo a piedi da Bordighera alta, scendendo per via Romana fra ville e giardini di fine Ottocento: quel tratto spiega meglio di qualsiasi didascalia perché una colonia inglese abbia messo qui un museo e poi lo abbia difeso per cinque anni. Chiedete della Rivista di studi liguri: è la loro carta d'identità.
