🌋 Natura e panorami

caverna delle Arene Candide

📍 Finale Ligure, Liguria · 61/100

A sette metri dalla superficie, disteso su un letto di ocra rossa e rivolto a sud, giaceva un ragazzo di circa quindici anni: cuffia di conchiglie, monili di osso, corni di cervo lavorati e una lunga lama di selce stretta nella mano. Gli archeologi lo chiamano il Principe delle Arene Candide. Visse nel Gravettiano, circa 26.000 anni fa, e la ferita che lo uccise, al volto, era stata ricomposta con ocra gialla prima della sepoltura. Viene da questa grotta sopra Finale Ligure, ed è una delle sepolture paleolitiche meglio conservate al mondo.

Cosa vedere

La caverna si apre a circa 90 metri sul mare, sul ciglio occidentale dell'ex cava Ghigliazza, dentro il promontorio della Caprazoppa. Tre grandi aperture rivolte al mare la tengono asciutta e illuminata, ed è per questo che qui ossa, conchiglie e carboni si sono conservati lungo una sequenza che va dal Paleolitico superiore all'età bizantina. Il nome viene dalla duna di sabbia bianca — arena candida — che stava ai piedi della falesia fino ai primi anni Venti del Novecento; in paese la chiamavano anche Grotta dei Frati, o Armassa.

Il primo a studiarla fu Arturo Issel, che vi salì nel giugno del 1864. Gli scavi decisivi sono però quelli di Luigi Bernabò Brea, primo soprintendente alle antichità della Liguria, e di Luigi Cardini, condotti fra il 1940 e il 1942 e poi fra il 1948 e il 1950 nella porzione sud-orientale: ne uscirono 19 sepolture paleolitiche, uno dei complessi funerari più consistenti che si conoscano. I reperti non sono rimasti in grotta: si vedono al Museo archeologico del Finale, a Finalborgo, al Museo di archeologia ligure di Genova Pegli e al Museo Pigorini di Roma.

La visita

Il sito appartiene allo Stato; dal 2018 è affidato al Comune di Finale Ligure e al Museo archeologico del Finale, che dopo la messa in sicurezza del percorso lo ha riaperto con regolarità al pubblico nel luglio 2019. Si arriva dall'alto: il sentiero parte da Borgio e chiede una mezz'ora di cammino, in discesa all'andata e in salita al ritorno. La visita guidata va prenotata, servono scarpe da trekking e il percorso non è adatto ai passeggini.

Il consiglio della redazione

Fate grotta e museo nello stesso giorno, in quest'ordine: prima la caverna, che oggi è soprattutto un grande vuoto luminoso affacciato sul mare, e solo dopo le vetrine di Finalborgo. Capita così di riconoscere, dietro il vetro, la lama e le conchiglie che avete appena immaginato al loro posto, sotto sette metri di terra.

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