Nello stemma di Casto c'è Vulcano, il dio fabbro. Non è un vezzo: le acque del torrente Nozza hanno mosso per secoli le fucine dove si battevano gli attrezzi agricoli e domestici, e il paese, alla confluenza dei torrenti che scendono da Comero e da Alone, è cresciuto intorno al ferro. Oggi fa lo stesso mestiere con altri nomi: maniglierie, fonderie di materiali ferrosi e non ferrosi, e un artigianato specializzato in coltelli e lame. C'è persino un Parco delle Fucine.
Accanto al ferro, però, nel Medioevo qui si lavoravano anche il panno e la seta, e ci si dedicavano famiglie facoltose come i De Benedictis, poi noti come Montini. Nel 1385 Casto entrò nella Quadra di Valle Sabbia e con tutta la valle finì poi sotto Venezia. Le chiese di Casto, Malpaga, Alone e Comero erano sussidiarie dell'antica pieve di Mura, e solo col tempo diventarono parrocchie. Il nome del paese, con ogni probabilità, viene dal castagno.
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