Corzano

Provincia: Brescia · Regione: Lombardia · Abitanti: 1.397 · CAP: 25030

Il nome di questo paese è un catasto romano. La pianura qui intorno fu sottoposta a centuriazione, e ogni miles ricevette il proprio fondo: il nome della gens di appartenenza passò così alla terra, aggettivato col suffisso -anus. Da lì vengono i nomi di mezza pianura bresciana occidentale — Pompiano da Pompeo, Meano da Mevio, Trenzano da Terenzio, Mairano da Mario — e da lì viene anche Corzano, che è il fundus curtianus, il fondo assegnato a un soldato della gens Curtia. Curioso che Meano, uno dei nomi di quella stessa serie, sia oggi una frazione di Corzano: due assegnazioni vicine, finite nello stesso comune. Di qui passarono gli eserciti veneziani diretti alla vittoriosa battaglia di Maclodio del 1427.

L'edificio più bello è palazzo Maggi, a metà strada fra la struttura fortificata e la dimora signorile, una delle architetture più importanti del Cinquecento bresciano: dentro ci sono tre sale con affreschi attribuiti a Lattanzio Gambara, e nella corte rurale un portico su colonne giganti con arcate a doppia altezza. Ospitava una delle più antiche casate nobiliari bresciane, i Maggi; la famiglia Gatti, che ne è oggi proprietaria, lo apre al pubblico ogni tanto. Poi c'è la stranezza: il film di Lina Wertmüller Io speriamo che me la cavo è ambientato in un «Corzano» in provincia di Napoli, località inventata e scelta per assonanza con Arzano, il cui nome vero non si poté usare per questioni giudiziarie. Questo Corzano, insomma, divide il nome con un paese che non esiste. Di stazioni, invece, ne ha avute due e le ha perse entrambe: una fermata sulla tranvia Brescia-Soncino fra il 1928 e il 1950, e una fermata ferroviaria sulla linea Cremona-Iseo fra il 1932 e il 1956.

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