Questo paese ha aggiunto una parola al proprio nome per referendum. Fino al 1976 si chiamava soltanto Vallio — dal latino vallus, che vuol dire valle — poi gli abitanti votarono e il comune diventò Vallio Terme. Le terme le aveva fondate nel 1953 Albino Berardi; l'acqua si chiama Castello di Vallio ed è indicata per la cura del fegato e dell'apparato digerente. In poco più di vent'anni, insomma, l'iniziativa di un privato era diventata l'identità di tutto il paese, al punto da entrare nell'anagrafe. Il centro abitato sta dentro la vallata percorsa dal torrente Vrenda, chiuso a nord e a nord-est dai monti Ere e Crovino e a sud dal monte Fontanelle, dall'Olivo e dai Tre Cornelli, a cinque chilometri da Gavardo.
La Valle Sabbia, di cui il comune fa parte, ha una storia lunga e ostinata. Geograficamente è il passaggio obbligato verso il Tirolo e le terre dei germani, e nella zona di Provaglio ci sono miniere di piombo argentifero e rame il cui sfruttamento pare fosse cominciato già nel terzo millennio avanti Cristo. Nell'89 avanti Cristo, in seguito alla Lex Pompeia e come racconta Plinio, la valle entrò nei domini romani insieme alle terre dei Triumplini e dei Camuni; i valligiani la presero male, e ci volle la potenza delle legioni di P. Silio e T. Druso per stroncare, fra il 16 e il 14 avanti Cristo, gli ultimi focolai di resistenza. Di quel periodo restano le epigrafi citate da Mommsen: la più nota, oggi al Museo Romano di Brescia, ricorda la sepoltura a Vobarno del romano P. Atinio, della gens Fabia, in un luogo che il testo definisce «ai confini dell'Italia». Poi arrivarono i longobardi, e con loro, pare, lo sfruttamento sistematico delle miniere di ferro che ha fatto di queste valli una capitale della siderurgia.
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