Cosa vedere · Bollate

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  • Villa Arconati

    Villa Arconati, per tutti il Castellazzo, è una delle ville storiche del Parco delle Groane, a Castellazzo di Bollate, la frazione che da lei prende il nome: un esempio di barocchetto lombardo, dichiarato monumento nazionale. Sul posto c'era almeno dal Trecento una «villa franca», una cascina fortificata con antichi privilegi fiscali, e nel secondo Cinquecento una casa di campagna dei marchesi Cusani. Nel 1610 la proprietà fu comprata da Galeazzo Arconati, cugino del cardinale Federico Borromeo e collezionista, che possedeva tra l'altro il Codice Atlantico di Leonardo. Dal 1621 Galeazzo, architetto per passione, pensò un palazzo nuovo, ispirato alle grandi ville romane e fiorentine, con casa e giardino concepiti come una cosa sola; alla sua morte, nel 1648, era incompiuto. Il disegno di oggi si deve al conte Giuseppe Antonio Arconati, che dal 1742 lo rinnovò guardando a Versailles. Dopo il 1772 la villa passò ai Busca; nel 1989 molti arredi furono venduti all'asta, e dal 2011 la gestisce la Fondazione Augusto Rancilio.

    Cosa vedere

    Ci si arriva dalla via dei Leoni, che parte dalla Varesina tra quattro statue di felini su piedistalli e due obelischi e corre tra due file di carpini bianchi fino al cancello. Il palazzo ha circa diecimila metri quadrati divisi in settanta ambienti, e una leggenda locale gli attribuisce tante finestre quanti sono i giorni dell'anno. Le facciate ovest e sud, tardo-barocche, sono quelle volute da Giuseppe Antonio, che aggiunse anche l'ala sud-ovest.

    Dentro lavorarono ai decori i fratelli Galliari, e i trompe-l'œil dello scalone d'ingresso sono attribuiti a Giocondo Albertolli. Nella gipsoteca sta la statua romana detta «Pompeo Arconati», che oggi si ritiene un ritratto di Tiberio: fu portata lì dal giardino per proteggerla. Il parco, di dodici ettari, fu rifatto alla francese nel Settecento, con un parterre davanti alla facciata sud, ed è in restauro.

    La visita

    La villa funziona come museo e sede di eventi, con visite guidate: giorni di apertura, orari e biglietti vanno verificati sul sito della fondazione che la gestisce.

    Il consiglio della redazione

    Tra gli ospiti del Castellazzo ci fu Carlo Goldoni, protetto degli Arconati, che racconta della ménagerie di animali esotici tenuta nei giardini. Un secolo prima, nel 1630, quando la villa era ancora un cantiere, vi trovò rifugio l'architetto Francesco Maria Richini, in fuga da Milano per la peste.

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