Bollate ha due etimologie, e tutte e due descrivono un paesaggio che c'è ancora. La prima la fa venire dal celtico beola, betulla: le betulle stanno a Castellazzo, dove il terreno a ferretto delle Groane lascia crescere in pianura una specie di montagna. La seconda dal latino bula, pozza: Bollate sta sulla linea delle risorgive, e di fontanili ne ha sempre avuti tanti. Il nome romano era Bollatum, e di qui passava la strada da Milano a Lugano per Varese. Il documento più antico che scrive Bolate è del 1039, ed è la donazione di un terreno alla chiesa di San Martino, che è ancora il patrono.
Poi c'è la storia che nessuno racconta: la pieve di Bollate stava col Barbarossa contro Milano, e Ambrogio da Bollate guidò i suoi a porta Vercellina e lì morì, nel 1161; quindici anni dopo i bollatesi avevano cambiato bandiera, e a Legnano, nel 1176, combattevano coi milanesi. Allora il paese aveva mura e due castelli, e uno stava sul Pudiga, che oggi scorre tombinato sotto le piazze. Negli anni Ottanta del Cinquecento il villaggio finì dipinto, col nome Bola, sulla carta del Ducato di Milano nella Galleria delle carte geografiche dei papi. A Castellazzo c'è la piccola Versailles lombarda: villa Arconati, delizia settecentesca con saloni affrescati, esedre e teatri di verzura, tornata viva per le visite e per un festival estivo di concerti nel parco. Il resto è Nord-Ovest milanese schietto, il parco delle Groane, le corti agricole inglobate dalla città. E c'è un'ultima stranezza: il carcere sconfina a Baranzate, che nel 2004 è tornata comune a sé; ma per tutti resta il carcere di Bollate.