Il nome di Zenevredo è un bosco di ginepri. Nelle carte antiche il posto è Cenevretum, poi Zenepretum, e in italiano vorrebbe dire ginepreto, il luogo dove nascono i ginepri. Le prime tracce sembrano risalire al settimo secolo, quando un gruppo di monaci benedettini cominciò ad abitare queste terre; e nel 1164 il paese è fra quelli che un diploma imperiale mette sotto la giurisdizione di Pavia, il che vuol dire che contava qualcosa e che aveva un castello e una propria signoria. Per secoli fu del monastero pavese di Santa Maria Teodote, detto della Pusterla, tanto che lo chiamavano anche Zenevredo della Pusterla; e la signoria dei monaci finì soltanto con il feudalesimo, nel 1797.
Poi comincia il gioco dei passaporti. Zenevredo resta terra lombarda fino al 1743, quando il trattato di Worms lo consegna ai Savoia, e subito manda un proprio rappresentante a Voghera, al consesso dei proprietari terrieri; allora il comune era un sindaco e quattro consiglieri. Con Napoleone finisce nel dipartimento di Marengo e poi in quello di Genova; con la Restaurazione nel mandamento di Montù Beccaria, provincia di Voghera. È solo nel 1859, quando l'esercito franco-piemontese prende la Lombardia, che entra nella provincia di Pavia. Intanto le colline sono rimaste dov'erano, alla destra della Versa, poco sopra la pianura: ed è il paese di Carlo Dossi, scrittore e archeologo.
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